martedì 26 maggio 2009

Parliamo, finalmente, di progetti!

Mi rendo conto di non aver ancora scritto nulla in merito al vero perché della nascita di questo blog, ovvero il progetto di cui dovremmo sentire il primo vagito l’oramai vicino mese di giugno.

Come già sapete, e qualcuno di voi dirà purtroppo per noi, uno dei miei principali hobby è scrivere; il corso di sceneggiatura, frequentato con buoni risultati alla Scuola Internazionale di Comics, mi ha chiuso una porta (nel senso che la frequentazione mi ha consigliato l’allontanamento dalla compagnia teatrale di cui facevo parte) e mi ha aperto un portone: già, il classico bivio che mi ha visto protagonista di una scelta vincente!
(se non altro perché si tratta di ciò che vorrei veramente fare da grande)

Il caso (stavo cazzeggiando su internet) ha voluto che mi imbattessi in una richiesta di collaborazione, aperta a disegnatori e sceneggiatori, per il progetto di un fumetto a distribuzione gratuita (sì, avete letto bene!) nella capitale. Il mio scarno curriculum è partito all’istante e il Natale del 2008 è stato il più prodigo di regali dei miei 46 trascorsi: uno solo, in realtà, ma... sono entrato a far parte del manipolo di coraggiosi artisti che fortissimamente vuole la nascita e la crescita di questo progetto.

Non potendo ancora inserire alcuna delle caratteristiche della serie, i personaggi e quant’altro (sono certo capirete tutti il perché), mi limito a dire, con un pizzico di orgoglio, che il primo numero è terminato, è bellissimo e sta per essere stampato!
(mmmhhh… forse è già partita la stampa…)

Tornando a noi, nell’invio del curriculum erano indispensabili, ovviamente, un paio di soggetti e qualche tavola sceneggiata; uno dei due soggetti ha preso forma ed è diventato una delle storie del protagonista.
Ma una storia, per ben sceneggiata che sia, ha bisogno di un disegnatore… e la fortuna mi ha abbinato a Fed.
Con calmezza e pazientezza (come direbbe la nipote di una mia conoscente), abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione da fare invidia! Mail con scambi di opinioni, sia sulla sceneggiatura che sui disegni, e il coinvolgimento l’editore.

Vedere le prime 10 tavole terminate è stata un’emozione incontrollabile e devo confessare che qualche lacrima di gioia è scappata… forse il lato umano è venuto alla scoperta, visto che si tratta di una piccola vittoria sul mio passato, fatto sì di tante piccole gioie, ma anche di tante, forse troppe, delusioni.

Un brindisi al lavoro mio e, soprattutto, a quello di Fed!

strillo

venerdì 8 maggio 2009

La parola per ricordare.

Mi è capitato, nel giro di un’ora scarsa, di parlare dello stesso argomento analizzandolo da punti di vista differenti.
Mia madre, ottant’anni compiuti, è un pozzo di ricordi; questo pozzo riesce a svuotarlo, ogni volta che le viene richiesto, semplicemente tramite il racconto. Mi vengono in mente, quando mi ritrovo con lei a parlare, gli indiani d’America che, riuniti attorno al fuoco, tramandano (tramandavano …) di padre in figlio usi, costumi, eventi e storie legate al proprio popolo, tutto a parole.

Non ho figli, ma capita sovente di ritrovarmi a parlare di eventi del passato con amici di lunga data; ho constatato, in più di un’occasione, di non essere in grado di ricordare l’evento nella sua totalità e di avere bisogno dell’intervento di uno o più amici partecipanti per evocarlo per completo; così come loro hanno bisogno del mio intervento per il medesimo motivo …

Possibile che non siamo in grado, per il semplice motivo di appartenere a un’altra generazione, di ricordare per intero una cosa qualsiasi? Succede anche a voi o sono io ad essere difettoso di fabbrica?

Meglio fare un distinguo per non creare confusione: quando parlo di “mia generazione” intendo persone di 45 anni; di conseguenza, parlando di genitori, mi riferisco a persone dai 65 anni in su; e se parlo di figli, o nuova generazione, intendo ragazzi di 15-20 anni.

La mia generazione è “figlia della televisione” e i nostri genitori sono “figli (ma forse è più corretto dire fratelli) della radio”; la nuova generazione è “figlia (anche qui è forse meglio definirli fratelli) della rete”.
Non vuole essere un assunto, ma il punto di partenza per sostenere le mie prossime affermazioni.

I nostri genitori sono n grado di ricordare gli eventi; in questo sono stati aiutati dalla radio, mezzo che si affida alla comunicazione per eccellenza, ovvero l’uso della parola.
Noi siamo in grado di ricordare parzialmente gli eventi, ma se li corrediamo di fotografie e mettiamo insieme i singoli pezzi che ognuno di noi, in una qualsiasi riunione tra amici, richiama alla memoria, ecco che il miracolo del ricordo completo si avvera ancora una volta; l’aiuto, ancora una volta, ci arriva da un mezzo di comunicazione cosiddetto di massa: la televisione.
Non ho presente cosa devono fare i nostri figli per ricordare pezzi della loro vita, che è pur breve, ma sicuramente piena di lacune mnemoniche: quanti ventenni si ricordano in quali anni sono state combattute la seconda guerra in Iraq e quella in Afghanistan? Per loro un aiutino in più è pronto a casa, sulla propria scrivania: un apparecchio dotato di tastiera e video insieme (cosa inimmaginabile fino a pochi anni fa) che risponde al nome di computer, in grado, grazie ad un cavo telefonico, di fornire la risposta semplicemente digitando la domanda…

Scusate il turpiloquio, ma da uno scrittore (e qui non c’entra essere alle prime armi) non potete aspettarvi altro che elucubrazioni di poco conto!
Nel mio piccolo, cerco di tornare indietro nel tempo: mi vedo, con la mia famiglia, intorno al focolare, intenti a raccontare le storie di mio padre, che sono quelle del nonno, che sono quelle di un avo di due secoli or sono… per non dimenticare!

… eeehhh … se i nativi americani avessero inventato il computer, sicuramente oggi le cose sarebbero diverse …

strillo

Comunque, come già vi ho suggerito la volta precedente, occhio all’etichetta!