lunedì 18 gennaio 2010

Su una panchina in riva al Po: accompagnamento alla lettura

Chi di voi ha già letto la mia storia inserita nel numero di dicembre di Zeto alzi la mano… ‘mmazza quanti, pensavo peggio!

Mi sono reso conto, grazie allo scambio di vedute con il mio carissimo amico Roberto, che non sono chiari i passaggi tra le varie scene, per cui mi sono deciso a scrivere questo messaggio con l’intento di accompagnare per mano il lettore, magari spronandolo a una seconda lettura (illuso, eh?!).

Zeto legge su un libro (“Le strade del mistero di Torino” di Renzo Rossotti edito dalla Newton Compton Editori dedicato ai luoghi - vie vicoli e piazze - di Torino che sono stati testimoni di eventi mai chiariti) che Salgari ha vissuto per un certo periodo a Torino e che, nei momenti di relax, era solito sedere su una panchina del parco Michelotti situato proprio di fronte alla propria casa.
Il nostro, si reca a Torino con una copia del libro “Jolanda, la figlia del Corsaro Nero” in quanto sa che è stata dedicata alla Principessa Jolanda, figlia di Elena di Savoia, consorte di Vittorio Emanuele III di Savoia; questo per dare una sorta di completamento, nelle motivazioni, alla trasferta nella prima capitale d’Italia.

Nel primo cambio di scena assistiamo all’incontro tra Zeto e Salgari; si tratta, in realtà, di un sogno del clown.
Questo sogno termina con la parola fine e con Zeto ridestato da un passante con lo stesso tono di Salgari a inizio storia; anche in questo caso ho voluto dare una continuità alla storia (il ricorrente “Giovanotto!”), oltre a porre fine alla prima parte.

Veniamo, ora, al punto più difficile.
A fine storia (la seconda parte), quando Zeto lascia la panchina per tornare alla sua quotidianità, la signora Ida vede il “giovanotto” (lo dice anche) sulla panchina dove solitamente sosta il marito; in quest’ultimo passaggio ho voluto in qualche modo consacrare l’incontro tra il giovane e lo scrittore, ma soprattutto far dire (mia personale licenza poetica, sia chiaro) a un Salgari "rinato" quanto sia importante la famiglia: la dedica del libro alla figlia, in realtà mai avvenuta.

Ecco, ho concluso il mio ennesimo sproloquio e chiedo scusa a te che leggi; ci tengo comunque a dire come, in queste prime due storie (ma anche per le prossime), il mio intento è quello di trattare gli argomenti inserendo quanto più possibile un sano tocco di poesia.
Se non ci sono riuscito, però, abbi pietà di me: non vuol dire che ho fallito, ma semplicemente che mi sto esercitando per raggiungere il mio scopo.

Zeto pensiero a tutti

strillo