venerdì 30 aprile 2010

NELLO SPECCHIO – la scelta del nome dei ragazzi.

In questo secondo post dedicato alla storia di Zeto attualmente fruibile on-line, desidero portare la vostra attenzione sulla scelta dei nomi.

Il ragazzo etiope era in un primo momento Filippo, mentre quello croato era Dasko.
Filippo era il nome che voleva affibbiare mia mamma al sottoscritto; poi cambiò idea in Fabio, ma non sulla opportunità di darmi come secondo nome quello di suo nonno: Donato.
Donato... quindi “regalato”... ottima scelta per il nome dato a un ragazzo dai genitori adottivi, un nome anche pieno di significato, soprattutto per i genitori.
Il buon Gianluca, però, mi disse

fossi io a scrivere questo racconto farei un gioco di fantasia stroppiando il nome di Donato in modo tale che resti il suono ed il significato (ottenuto come un regalo) ma che ricordi il paese da cui il ragazzo arriva. È difficile, ma anche stuzzicante come gioco.

Uffa, una volta arrivato alla scelta - dal tuo punto di vista definitiva – non è semplice rimettere tutto in gioco!
Accetto la sfida, ma decido di chiedere l’intervento di mio fratello che ha vissuto per un anno ad Addis Abeba: ecco chi poteva tradurmi “donato” in amharico!
E così, dopo una settimana, ecco comparire il nome – questa volta sì definitivo – di SITOTA... e io che avevo quasi fatto cadere la scelta su Zenabe, che significa pioggia (altro bel significato, certo, ma per la provenienza del ragazzo e non per il contesto in cui vive oggi).

Stessa sorte è toccata a Dasko, ma l’aiuto potevo trovarlo solo in internet.
Come solito, ecco venirmi incontro wiki con la traduzione di alcuni vocaboli per turismo; la mia scelta è caduta su bisogno e tranquillo, TREBA TISE appunto!
Inoltre la pronuncia di Tise (Tisce) è diventata – dietro suggerimento di Gianluca – una gag del ragazzo con Zeto (tavola 13 vignette 3 e 4 - attenzione: nel volume "assemblato" si tratta della tavola 15).

Al tutto manca ancora quel toccò di classe che solo la mente perversa di Gianluca poteva escogitare: aggiungere qualcosa allo scarno SPECCHIO per dargli un contesto, un background.
I suoi suggerimenti sono stati ALLO oppure NELLO e la scelta è caduta su NELLO, per il semplice motivo che mi sembrava funzionasse meglio per raggiungere lo scopo.

Dunque, ecco che la storia si modellava alla perfezione sui due ragazzi e sul significato dei loro nomi, ma anche un messaggio immediato nel titolo per il lettore perché Nello Specchio vuol dire che si vedrà qualcosa di speculare, ovvero le vite dei due ragazzi che alla fine escono dalle rispettive superfici riflettenti per dar vita a qualcosa di nuovo.

Scusate lo sproloquio, ma il cuore mi dice che devo comunicare ai lettori i passi fatti mentre scrivevo questa storia e mentre prendeva forma dalle mani di Gianluca.

strillo

mercoledì 28 aprile 2010

PROMETHEA - primo volume.



Sono riuscito a recuperare i 5 volumi della saga di Alan Moore dal titolo Promethea.

Ricordo con piacere un sacco di proverbi, ma questo calza a pennello per la situazione che sto per descrivere



il buon giorno si vede dal mattino


Il buon giorno, naturalmente, è rappresentato dal primo volume il cui recupero non è stato semplice in quanto attualmente in fase di ristampa da parte dell’editore (Magic Press); posso anche citare il fatidico “ne è valsa la pena!”.
Però non è l’intero volume a predisporre alla lettura; in realtà al sottoscritto è bastata la lettura della prefazione dell’autore.

Non pretendo di essere un critico o un giornalista “del settore” o altro, semplicemente posso affermare di essere un lettore e come tale descrivo – beh, ci provo – le sensazioni che provo mentre svolgo questa funzione apparentemente banale.

La prima cosa che mi è venuta in mente è: “Se mai un giorno avrò la fortuna di incontrare Alan lo abbraccerò e gli dirò: ti adoro!”. Ehm, non fraintendetemi: preferirei farlo con Kim Basinger o Angelina Jolie!
Il fatto è che Moore dimostra ancora una volta cosa si dovrebbe fare prima di mettersi all’opera, ovvero scrivere: documentarsi.
Nella sua introduzione all’opera, infatti, scrive a tutti i suoi lettori gli studi fatti sul personaggio, citando il poema epico Un amore di fata del poeta Charlton Sennet (seconda metà del ‘700) per poi passare alla fumettista dei primi anni del ‘900 Margaret Taylor Case e alla sua storia a strisce, apparsa sul New York Clarion, dal titolo Little Margie in Misty Magic Land e approdare alla collana pulp Astonishing Stories; infine, tanto per citare anche la seconda metà del secolo scorso, una storia principale di Smashing Comics della Apex, che in seguito diede il via a un albo col titolo, guarda caso, Promethea il cui autore, come ricorda il nostro Moore, era William Woolcott; il personaggio passò poi a Steven Shelley.

Insomma, una gran bella introduzione con tanto di analisi dell’evoluzione del personaggio (Promethea) attraverso i secoli e i probabili punti di contatto con ogni singolo autore.

Per me una lezione, per tanti – forse – una perdita di tempo; infatti, in rete si trovano tante dissertazioni sulla storia (dalla sceneggiatura ai disegni), ma pochissime – praticamente inesistenti – sono quelle in merito alle ricerche effettuate sul personaggio protagonista della storia stessa... peccato, perché l’autore le ha comunicate scrivendo ben due pagine, ciascuna di tre colonne.

Forse il carattere color bianco su sfondo verde – e anche un pochino piccolo di corpo, dobbiamo ammetterlo – non hanno invogliato alla lettura...

strillo

martedì 27 aprile 2010

... e tre! Posso aggiornare il curriculum.

Uuuhhh!!!
Ero così preso dall'uscita del numero di aprile di Zeto che mi sono dimenticato di aggiornare il curriculum!!!

Ricapitoliamo un attimino.
Zeto ha preso il via nel giugno dello scorso anno; attualmente è al numero 9 (una pausa estiva e una natalizia); ogni numero contiene 2 graphic novel, la prima con protagonista Zeto, la seconda non necessariamente.
Fino a oggi mi sono occupato di scrivere storie per il protagonista che dà anche il nome alla testata; fino a oggi ho pubblicato 3 delle 9 storie che lo riguardano.
Fiuù! Niente male veramente!

Questo numero magico, il TRE, rappresenta per me una soglia psicologica e allo stesso tempo importante; un po' come per i giornalisti che, per mantenere in vita il proprio tesserino, sono tenuti alla continuità delle pubblicazioni.
Ebbene sì, mi sento di potere affermare di aver mantenuto una continuità nelle pubblicazioni, anche se per il futuro cercherò di fare meglio e non solo dal punto di vista quantitativo!

Qualità… ecco un bel concetto su cui mi piacerebbe soffermarmi (tranquilli, non vi scriverò 500 pagine di filosofia intitolandole Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta - a proposito, se vi capita leggetelo perché merita).
Le storie apparse sulla rivista prendono spunto dalla quotidianità, da quelle cose sentite o lette tra le notizie che per abitudine tendiamo a dimenticare non per cattiveria, ma semplicemente perché subito ce ne raccontano altre, magari peggiori.
Credo di poter affermare che le storie di Zeto soddisfano il bisogno del ricordo, perché di un bisogno si tratta, a tutti gli effetti.
I contenuti sono trattati con poesia, da chi scrive così come da chi disegna; ed è proprio questa poesia a tenere compagnia al lettore, dal momento in cui prende in mano la rivista fino a che decide di posizionarla nella libreria di casa, con il desiderio di riprenderla per fare una lettura approfondita, per ricordarsi del contenuto… e in questo modo ricordarsi, anche, di chi l'ha scritta e disegnata.

Se siamo riusciti, anche una volta soltanto, a fare questo, beh… allora vuol dire che siamo sulla buona strada.

strillo

Fabio Bogliotti, al secolo strillo.
Anni 48 ('mmazza!).
Nato e residente a Torino.
Professione - sceneggiatore di fumetti… a tempo perso impiegato.
Numero pubblicazioni - TRE.
Titoli delle storie pubblicate
Ma il cielo…
Su una panchina in riva al Po
Nello specchio
Hobby preferito - leggere di tutto.
Studi - ricercatore autonomo, perso tra internet e i tanti libri di casa (soprattutto storia medievale).
Musica - la ascolto tutta, ma prediligo il jazz; immancabili Genesis, Pink Floyd, Beatles, Nomadi e Lucio Battisti (meglio specificare il nome di battesimo; pare ci sia un omonimo in Brasile).
Libri preferiti - pessima domanda da fare a un ricercatore!
Autori preferiti - idem; però, visto che era scontata come risposta, cito la triade di sceneggiatori del Regno Unito: Alan Moore, Grant Morrison e Neil Gaiman; un tale di nome Tolkien mi affascina da quando ero ragazzo; finisco con Michael Moorcock (Elric di Melnibonè) e il mitico Sclavi (Dylan Dog), ma tanti sono i nomi che possono essere inseriti in questa "bignamica" lista, soprattutto del mondo delle nuvole parlanti!

lunedì 26 aprile 2010

Tadààààà: l'ultimo numero di Zeto è on-line!

Quindi, cari amici, anche la mia terza storia può essere letta!

Ora preparatevi a una sequenza di post promessi e inerenti la storia della mia storia… nel senso che vi spiego cosa c'è dietro a NELLO SPECCHIO, sceneggiato da Fabio Bogliotti (il sottoscritto) e disegnato da Gianluca Serratore.

Comincerei dall'incipit, anzi dal caso che ha maturato la stesura di questo racconto.

Un giorno, terminata una commissione, mi reco in un bar di cui avevo un resto (nel senso che consumando il ticket restaurant avanzavo ancora qualche euro - è una consuetudine di ogni ristoratore che accetta i buoni pasto); avendo fatto colazione a casa, non avevo alcun tipo di necessità, per cui consumo il resto acquistando tre brioches per poi mangiarle la mattina dopo a colazione.

Uscito, giro l'angolo e mi trovo davanti un ragazzo che suona la fisarmonica (e molto bene!) seduto a terra; metto un euro nel suo cappello e gli lascio una brioches.
Fatti altri 50 metri, non di più, incontro un secondo suonatore di fisarmonica; non ho più monete e decido di lasciargli le altre due brioches.

La persona al mio fianco - dato che ricorrerà sovente ho deciso di chiamarla Mrs H. prendendo spunto dal mio amico Guglielmo Maria - mi insinua il tarlo di una storia da scrivere in merito a questi incontri casuali.
Annuisco e continuo la giornata.

Approdato in ufficio un'ora dopo, mi sfugge la presenza, tra i giornali in nostra dotazione, dell'inserto VENTIQUATTRO, de Il Sole 24 Ore.
Prima di uscire leggo, come sempre, il sommario e mi lascio attirare da RACCONTI - Dentro o fuori, di Raul Montanari; prendo l'inserto per leggerlo con più calma a casa.
I racconti sono uno spaccato di vita di due ragazzi della stessa età: il primo è un ragazzo di colore, padre laureato e trasferito in Italia per motivi di lavoro; il secondo un lavavetri di origini slave che la mamma ha deciso di chiamare Silvio nella convinzione che sia un nome portafortuna in Italia (ogni riferimento a persone è puramente VOLUTO).
[se vi interessa recuperare i racconti, si tratta dell'inserto n° 11 del 30 ottobre 2009]

Bene, a questo punto sono pronto - e carico - per scrivere la mia storia: la vita di due ragazzi tra i 18 e i 20 anni con risvolti decisamente diversi, ma che in qualche modo sono speculari.
Speculari, specchio… ecco il titolo: SPECCHIO!

E proprio come uno specchio mi appresto a buttar già la sceneggiatura, procedendo - come di consueto, grazie all'ausilio di power point - nella distribuzione delle vignette in modo che sembrino, le pagine pari con quelle dispari, messe allo specchio, e in un'occasione anche ruotate di 180°, come stessimo inquadrando con una macchina fotografica.

Ho brevemente spiegato quali passi ho fatto - anche casuali - prima di arrivare alla nascita di questa storia; ma il percorso, purtroppo per voi, è stato ben più lungo.
La suddivisione delle vignette nelle singole tavole mi è venuta di getto, quasi ci fosse la mano di qualcuno a guidarmi; i dialoghi sono stati un pochino più difficili e l'amico Gianluca Serratore - nonché autore dei fantastici disegni - è stato il valido aiuto che tutti desiderano in queste occasioni; voglio aggiungere che è al momento la storia più riuscita di quelle da me scritte perché frutto del caso (come si addice alle cose belle) e di una sana collaborazione tra sceneggiatore e disegnatore, auspicabile in ogni storia che si desidera plasmare.

Bene, ritengo di dover chiudere questo primo intervento inerente la storia NELLO SPECCHIO presente nel numero 9 di Zeto; a voi tutti una buona lettura e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ops... il link!

strillo

domenica 25 aprile 2010

Giocando a Patrician…

Ecco, lo sapevo!
Inserire post sugli studi fatti per scrivere un romanzo ambientato nel '300 e che prendeva spunto da due mie partite giocate a Patrician III mi ha riportato sulla cattiva strada: ho ricominciato, infatti, a giocare, ad assumere quelle piccole dosi di droga quotidiana tuffandomi nell'ennesima partita libera a questo meraviglioso gioco di strategia.
Lo so che non ve ne frega niente, ma ogni tanto avrò il diritto di scrivere qualcosa di squisitamente insignificante su questo mio blog!
Ehm… non me ne vogliano i Patrizi (chi ci gioca sa di cosa parlo).
La partita procede lentamente sui binari che già ben conosco, ma state tranquilli: non ho alcuna intenzione di scrivere un AAR, un After Action Report; ho semplicemente il desiderio di lasciarmi andare proprio come nei momenti in cui gioco; mi sciolgo e comincio a vagare, nello spazio e con la mente.

Vedo gente che cammina lentamente sul marciapiede con l'intento di catalizzare i raggi del sole per scaldare le membra ancora intorpidite dal lungo inverno e da una primavera ancora indecisa sul da farsi.
Ascolto il canto dei merli che gioiosi si apprestano a tornare al nido, dopo una splendida giornata passata a catturare prede, per passare la notte.
Sento, col tatto, i tasti della tastiera del computer che dolcemente e - spero - intelligentemente vengono guidati nella scrittura di questo post.
Parlo, al contempo, con te che leggi, nella speranza - vana? - di condividere la giornata appena trascorsa, scambiandoci le rispettive sensazioni.
A proposito di sensazioni, il tutto è ben amalgamato dalla degustazione di una sensazionale birra belga (il gioco di parole era d'obbligo).

I 5 sensi… da quanto tempo non mi soffermavo a pensare alla fortuna che abbiamo ad averli!
E soprattutto da quanto tempo non mi concentravo nel percepirli, nel viverli!

Quante sono le cose che ci siamo dimenticati?
A volte mi sorprendo mentre penso - anche seriamente - che anticamente l'essere umano aveva i sensi molto più sviluppati e in grado di percepire cose - o persone - impensabili; anticamente l'uomo era in grado di entrare in contatto con tutte le specie viventi di questo pianeta.
Oggi, tutte le cose per noi oramai intangibili, sono entrate a far parte di una enciclopedia; per non dimenticare, sicuramente, ma - chissà - per poterle ricontattare un domani, quel domani in cui saremo di nuovo noi stessi e ci toglieremo questa maschera fatta di tanti materiali, ma soprattutto costruita sulle debolezze… che poi sono diventate la nostra forza per dominare su questo pianeta.

Caspita, e questo bum-bum che sarà mai? Ah, sì: è il cuore!
In questa serata tranquilla sento il battito del muscolo vitale, il mio e quello del vicino, e quello del piano di sotto con quello di alcuni passanti.

abbiamo un battito
che batte come
un martello pneumatico in noi


Immagino una caverna dove i nostri antenati si rifugiavano per passare la notte; in un antro, il battito dei vicini doveva sentirsi molto bene, anzi rimbombare creando - almeno le prime volte - apprensione in tutti i presenti.

batte e ribatte
che sa di tribale
è il nostro essere naturale


Sapere che quel bum-bum altro non era che il ritmo della vita ha sicuramente rincuorato tutti, allora come oggi; ma oggi lo sentiamo flebile, solo quando andiamo a farci visitare dal medico.
Non dimentichiamoci, però che

è un battito animale
batte come non ce n'è


il battito del vicino possiamo ancora sentirlo; il vicino può essere quello di casa, di viaggio sul treno o altro mezzo pubblico, la persona amata… no, di quella diciamo già di sentirlo, ma cerchiamo di percepirlo con tutti i sensi: e allora sarà amore, quello vero!

strillo

Un grazie a Raf per le parole.

venerdì 23 aprile 2010

Gli indiani d’America...

inorridiscono di fronte alla giornata di ieri e io con loro!

Vediamo comunque di capirci fin da subito: sono felice che l’umanità abbia istituito una giornata mondiale della Terra, ci voleva proprio!
Quello che non mi fa contento, anzi mi getta nella disperazione, è la trasformazione di questa giornata nell’ennesimo business, alla stregua della festa della mamma o del papà.

Ecco, partiamo da queste ultime; veramente abbiamo bisogno di una festa istituzionalizzata per festeggiare i nostri genitori? (oltretutto in giorni separati, come si conviene al giorno d’oggi per fare di tutto un business).
Ammetto di aver festeggiato pochissime volte i due giorni appena citati; ma ammetto anche di aver festeggiato a dovere i miei genitori capaci, col loro amore, di aver dato vita a mio fratello prima, e al sottoscritto dopo.
Questa è la vera festa della mamma, questa è la vera festa del papà.

Torniamo agli indiani e alla giornata di ieri.
Mi ripeto: veramente abbiamo bisogno di una festa istituzionalizzata per festeggiare la madre terra?
Abbiamo bisogno di un giorno in particolare per ringraziare il pianeta che ci ospita e che amorevolmente accetta ogni sopruso del genere umano?
Volutamente cito la parola soprusi.
Ieri, probabilmente, qualcuno avrà usato i mezzi pubblici anziché l’auto, pulito il giardino dalle cartacce, usato un prodotto biologico (ahi, il business!), fatto una gita fuori città per assaporare un po’ di aria pulita... e oggi? e domani?
Torneremo ad abusare di madre terra; e lei, per contro, si lascia ferire salvo poi presentarci il conto – come un cameriere che ha semplicemente preso nota della nostra comanda – con temperature che si elevano per via dell’effetto serra, ghiacciai (la nostra riserva d’acqua dolce che dobbiamo salvaguardare!) che si sciolgono, effetti atmosferici che aumentano di intensità provocando danni che si aggiungono a quelli della deforestazione o dell’edilizia incontrollata, e poi... e poi cos’altro? Ancora non ci basta?

Ieri, trattandosi di un giorno, è durato 24 ore, ma facciamo un po’ mente locale ai nostri gesti quotidiani e cerchiamo di adeguarli a ciò che Madre Terra, Madre Natura chiede; cerchiamo di aiutarla a vivere a lungo affinché possa serenamente continuare a ospitarci.
Il bianco balla coi lupi l’ha imparato, e l’ha imparato – come ci dice il film – in un’epoca in cui tutto era possibile perché ogni frontiera doveva essere ancora scoperta, compresa quella di un Popolo che quotidianamente ringraziava Madre Terra per tutti i frutti che generosamente donava... e pensare che quella frontiera già esisteva ed è stata abbattuta, non scoperta!

Prometto che vi urlerò, alla vostra partenza e alla popolazione intera, la mia amicizia cavalcando in cima al dirupo che protegge l'accampamento... come vento nei capelli (anche se di capelli ne ho un po' meno).

strillo

martedì 20 aprile 2010

Generazioni.

Mi ritengo una persona molto fortunata. Non perché faccio un lavoro che mi piace o perché ogni giorno inciampo in un bel bigliettone da 100 euro.
Sono fortunato perché posso affermare con certezza di conoscere persone intelligenti.

Cosa intendo per intelligenza?

Beh, non si può definire con parole, ma solo pensando a un insieme di cose: il modo di parlare, di porsi, di stare - anzi saper stare - tra la gente, essere in qualche modo fuori dal coro, non conoscere il vocabolo ipocrisia; oppure, molto più semplicemente, una persona con cui ti piace dialogare.
Lo so, è poca cosa rispetto alla grandiosità dell'intelligenza; ma credo possa essere un buon inizio.

Provo stupore - e alla mia età comincia a essere difficile provare stupore! - di fronte a una persona di 30 anni che dimostra di avere tutte le cose sopra citate; lo stupore aumenta se con quella persona si instaura un dialogo serio su qualsivoglia argomento.
Non vorrei essere frainteso: tutte le persone di quell'età hanno almeno una - sottolineo almeno, che in lingua italiana vuol dire che possono averne più d'una - peculiarità che identifica l'intelligenza in una persona; il fatto è che sono veramente poche quelle che dimostrano di averle tutte.

Un trentenne rappresenta quella mezza generazione che sta tra i miei coetanei - i cinquantenni - e i loro figli - ovvero i quindicenni/ventenni.
Sul lavoro sono tanti i colleghi di quest'età - beati loro! - e sono tanti quelli con cui condivido la pausa pranzo cercando di ristorare non solo lo stomaco, ma anche e soprattutto la mente e lo spirito.

Quindi, senza altri tentennamenti, passo all'elogio del trentenne per eccellenza, che diventa l'amico che tutti vorrebbero al proprio fianco perché dimostra di saper instaurare e mantenere un qualsiasi dialogo con un attempato come il sottoscritto; ma non dandogli semplicemente - e facilmente, per sbrigare la pratica - ragione, bensì apportando risorse fresche in grado di alimentare il dialogo stesso.

Un sincero grazie, di quelli che vengono dritti dal cuore, a Fabio (ebbene sì, un omonimo), Enrico e Maya… e non me ne vogliano se per eccesso di zelo gli ho affibbiato qualche mese… ehm... anno in più.

strillo

eccezionalmente, per l'occasione, mi firmo anche
fabio

lunedì 19 aprile 2010

La nube dell'euro zona.

Niente da fare, è più forte di me: devo scrivere qualcosa a tutti i costi!
No, non per seguire il consiglio che ho letto - e già citato in un altro post - che un primo passo per il successo di un blog è l'aggiornamento assiduo, no!
Sono costretto a scrivere perché è terapeutico... balla, vero?
Forse sono post-dipendente?
O mio Dio... datemi una dose, anche piccola, di post... vi prego, vi scongiuro!!!

Prima del '900 la popolazione mondiale era a digiuno di tante cose: alfabetizzazione, radio, televisione, mezzi di locomozione (nel senso che non avevano ancora visto moto e auto e aerei e treni ad alta velocità).
Prima del '900 le notizie viaggiavano lente e parevano lontane anni luce dal luogo in cui il singolo abitava.

Pensare che hanno avuto una (in realtà ben più d'una!) eruzione vulcanica senza gettarsi nella disperazione di quanto può venire a costare, per esempio, la sospensione dei voli aerei per un tot di giorni!

Stiamo uscendo dalla crisi (almeno così ci dicono) e cominciamo a vedere un piccolo spiraglio di ripresa e cosa leggo oggi sui giornali di oggi?
Che con il blocco dei voli la ripresa sarà nuovamente frenata.
Leggo che c'è una corsa contro il tempo per consegnare quintali, anzi tonnellate di merci deperibili che altrimenti verranno gettate nei rifiuti - che l'Africa e il Sud del Mondo intero ci perdoni!

Ora sapremo affrontare anche questa seconda caduta polverosa

due volte nella polvere
due volte sull'altare!
(qui chiedo il perdono del Manzoni)


che è tutta nostra, tutta bella concentrata sull'euro zona, 500 milioni di persone sotto un'unica enorme nube di materiale vulcanico... e io che credevo fossimo tutti sotto un'unica grande bandiera.

Mi stupisco, anche, di leggere - e vedere le interviste alla televisione - di persone che, nonostante i media, i MASS-MEDIA che ci informano di tutto e subito, abbiano abbondantemente riportato la notizia del blocco del traffico aereo per il fine settimana scorso, si sono innocentemente recate in aeroporto per chiedere se il proprio volo partiva regolarmente.

Ora, dico io, ma tutta questa gente - bada bene: non mi riferisco alle persone che sono rimaste bloccate per studio, lavoro o quant'altro - credeva di veder volare il proprio aereo perché scortato da Superman?
Più volte in questi giorni ho alzato lo sguardo al cielo, ma ho visto solo il grigio delle nubi primaverili, altro che sagoma in tuta blu avvolta da un mantello rosso... e se il nostro supereroe avesse usato il suo sguardo penetrante, avrebbe confermato l'estensione della nube vulcanica su tutta l'Europa!

Vabbè, tutto questo mi fa pensare a una cosa: forse siamo ancora salvi dalla dannazione del rincoglionimento dei mass-media, televisione in particolare.
La massa non ha dato retta ai telegiornali e si è mossa lo stesso: tiè!

... o forse, anzi meglio - anzi sicuro! - quello stato di rincoglionimento lo abbiamo superato e siamo giunti al "punto di non ritorno".
Poveri noi!

Cala un velo di tristezza...

strillo

domenica 18 aprile 2010

A proposito di polvere da sparo, mortai e cannoni.

Torniamo a parlare del mio progetto Cronache Anseatiche.

Lo so, rischio di perdere molto tempo scrivendo tutti questi messaggi sulla preparazione del mio romanzo piuttosto che scriverlo direttamente.
Il fatto è che desidero condividere per rendere partecipe il pubblico - cioè voi tre meschini che ancora state ad ascoltarmi - del lavoro che sta dietro la costruzione di una trama; in più, come in questo caso, cercare che della trama entrino a far parte alcune cose in modo forzato.

Passo alla spiegazione.

In Patrician 3 il giocatore, passato un certo tempo, riuscirà ad armare le proprie navi; in un primo momento con catapulte e balestre, presenti in abbondanza in quel periodo anche se non siamo certi del loro impiego su imbarcazioni; in un secondo momento con mortai e cannoni.
Ora, parliamoci chiaro: vada per i mortai, ma i cannoni proprio non c'erano ancora a inizio 1300!

Cominciava, però, a fare la comparsa una polvere "magica" proveniente dalla Cina: la polvere pirica, ovvero la polvere da sparo.
Bene, con quale astuzia si poteva inserire nelle vicende di Fabius?
Non una, ma due ideazioni narrative (che paroloni!): la conoscenza di un valido mastro armaiolo - tale Herbert Baljsctrj, nome di invenzione - e la casuale conoscenza, nella taverna di Stoccolma, di un fabbro proveniente dal lontano oriente - Tsiao Chen, altro nome inventato, anche se meno ragionato lo ammetto.
L'arte febbrile di quest'ultimo, inoltre, l'ho voluta legare alle prime conoscenze della lavorazione della ghisa presso la popolazione mongola; pare, infatti, siano stati i primi al mondo a introdurre il concetto di altoforno e, di conseguenza, la possibilità di lavorare i metalli a temperature che raggiungevano i 750°: una vera diavoleria per l'epoca!
Con questi due espedienti ecco spiegata la possibilità di costruire mortai e cannoni, ed ecco anche spiegata, con una stretta collaborazione tra i due personaggi, la presenza a bordo delle navi di tali armi; credetemi, le prime navi armate hanno fatto la loro comparsa ben al di là dell'inizio del '300!

Questo altro piccolo capolavoro di ricerca (quasi sempre wiki, un mito nel suo genere!), mi ha permesso di introdurre un elemento altrimenti poco credibile: la presenza, sulle navi, di armi da fuoco.

In verità c'è ancora un particolare - e non da poco! - che non posso fare a meno di tralasciare, ricorrendo alla tanto amata sospensione dell'incredulità (altro concetto che col tempo avrò modo di sviscerare continuando i miei post sul saggio di Umberto Eco).
Il periodo del '300 è considerato l'inizio del commercio via mare, proprio grazie ai mercanti della Lega Anseatica; ciò che in realtà non è condivisibile, rispetto alle possibilità offerte dal gioco, è la proprietà di intere navi, che poi diventano vere e proprie flotte!
I commercianti affittavano - e assicuravano, altra invenzione dell'epoca! - spazi di stiva per poter spedire le proprie mercanzie in altri porti aderenti l'Hansa; a destinazione raggiunta, le merci erano vendute da rappresentanti locali su piazza (insomma, amministratori per conto di uno o più mercanti).

Questa, in altre poche righe, è la spiegazione di ulteriori ricerche che mi hanno portato ad analizzare e conoscere a fondo il periodo; perché non dimentichiamoci che il primo passo per il successo di un romanzo è la conoscenza (almeno buona) del periodo in cui le vicende narrate si svolgono.

Tempo scaduto :-)
Chiudo qui il post rimandandovi al prossimo relativo alle Cronache Anseatiche: si parlerà di taverne e farmacie!

strillo

sabato 17 aprile 2010

Torino Comics 2010 - approfondimento.

Il post sulla manifestazione torinese mi ha portato molta fortuna - ovvero un sacco di visite - per cui provo a fare un riassunto di ciò che effettivamente sono riuscito a seguire il giorno della mia presenza: sabato 10 aprile 2010.

Trafelato e accaldato, sono riuscito a precipitarmi nella sala rossa in tempo per seguire l'intervista a Scott Mc Cloud.

Al tavolo, oltre a Scott - mi perdonerà se gli do del tu? - erano presenti Gianfranco Goria (nella veste dell'intervistatore), Vittorio Pavesio (nella veste di editore dei libri di Mc Cloud in Italia, nonché patron della manifestazione) e l'interprete.

L'interesse è rimasto alto durante i 30 minuti dedicati alla tavola rotonda (che poi erano tavoli rettangolari) e sono stati ripercorsi i momenti topici della vita di Scott, dal concepimento dei saggi sul fumetto ai giorni nostri; interessante sapere da lui direttamente che pensava, da ragazzino, esattamente come un qualsiasi altro ragazzino del resto del Mondo: i fumetti sono cose da bambini!

Oltre al più volte citato Umberto Eco, mi ha fatto piacere sentir dire che la realtà è ben diversa - a tratti molto lontana - da questa credenza popolare!

Sicuramente hanno dato un sostanzioso contributo le nuove leve di sceneggiatori, in prima linea i magnifici inglesi: Neil Gaiman, Alan Moore, Grant Morrison.

Bellissimo il momento in cui ha raccontato l'incontro con Will Eisner!

[conserverò come una reliquia la registrazione di tutto l'incontro]


Terminato l'appuntamento clou della giornata, una lunga pausa con gli amici già citati nel post precedente.


Al rientro ho seguito la presentazione della nuova serie di casa Bonelli: Cassidy.
Mi limito a un paio di considerazioni venute a freddo.

Pasquale Ruju - autore della serie - ha dimostrato ancora una volta di preparare a fondo le sue storie; il protagonista scopre, dopo uno strano incontro (onirico? angelico?) di avere solamente 18 mesi di vita e in questi 18 mesi - in un'ambientazione anni '70 - dovrà portare a termine determinate cose; bene, nessuna novità.

Infatti non si tratta di novità, bensì di tutto ciò che accompagnerà il protagonista.
Ruju si è studiato le auto dell'epoca, i costumi, gli avvenimenti - primo fra tutti la morte di Elvis, data in cui ha inizio la storia.

Non ha tralasciato le musiche, che faranno da colonna sonora alle vicende di Cassidy; ogni numero, che scandirà il tempo proprio come fosse passato un mese dal precedente, accompagnerà il lettore alla scoperta, tra tante altre cose, del testo di una canzone che segnò proprio il medesimo mese di quegli anni: questa è pignoleria, d'accordo, ma anche una grande professionalità il felicissimo - perché riuscito - intento di non lasciare nulla al caso!

Non so se seguirò le vicende di questo nuovo eroe bonelliano, ma non posso che fare i complimenti per lo studio che c'è dietro: un bravo a Pasquale Ruju!


A questo punto come chiudere?
Semplicemente dichiarando di tornare a studiare sui miei progetti, nella speranza di portarne uno - almeno uno! - a termine.

strillo

giovedì 15 aprile 2010

Questa mattina il cuore è triste perché, purtroppo, ho un'altra dedica da fare...

Mentre mi facevo la barba, ho avuto - come sempre in quei 5/10 minuti - modo di pensare a molte cose per concentrarmi, come solito, su una in particolare.

Ci prendiamo troppo sul serio!

Tutti, ognuno nel proprio campo (lavorativo e no), abbiamo la tendenza a dimenticare che siamo esseri umani innanzitutto e come tali abbiamo bisogno dei nostri spazi, che non sono solamente il metro quadro in cui ci muoviamo e dentro il quale nessuno può e deve entrare!
Mi riferisco ai momenti di vita, quelli citati anche nella Bibbia:

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
...
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare
...
Ecclesiaste 3


Ecco, lavoriamo pure, incazziamoci quando facciamo le code in auto per tornare a casa o quando sentiamo le notizie dei telegiornali, ma non dimentichiamoci il contrapposto alla situazione precedente, quella in cui torniamo esseri umani e riscopriamo noi stessi, a volte scoprendoci giocatori incalliti di un gioco per pc e altre scoprendoci scrittori... ecco, proprio quello è il momento che dovremmo tenerci più nel cuore, perché è l'unico in cui non ci prendiamo troppo sul serio!

Nella nostra vita ogni cosa ha il suo peso, ma ha il peso giusto?

C'è una persona che, in cinquant'anni di onorata carriera, mi ha fatto ridere a crepapelle, soprattutto nelle famose scenette con un suo collega; in particolare, mi ha insegnato proprio il concetto del messaggio di questo post: non si è mai preso sul serio, anzi ha sempre giocato molto sull'autoironia, nello stesso modo in cui lo ha fatto la sua compagna di vita.

Un grazie particolare, per questa lezione di vita, a Raimondo Vianello, ovunque sia in questo momento.

... e un abbraccio a Sandra Mondaini.

strillo

[il collega di cui ho parlato è un altro indimenticabile: Ugo Tognazzi]

mercoledì 14 aprile 2010

Oggi mi informo, ma prima giudico.

Ho pensato molto se inserire o no questo post, che è pronto da lunedì; questa sera mi sono convinto per la sua pubblicazione, se non altro per i ragionamenti in esso contenuto: mi sarei sentito additare da tutti con il sottofondo della classica frase “da che pulpito”.
Così, ho preso il coraggio ed eccomi in pasto a tutti voi (già, perché negli ultimi giorni ho visto che siete passati in tanti da queste parti: grazie!).

Con tutto quel che è accaduto in questi ultimi giorni, ho avuto l’imbarazzo per la scelta di un argomento di... spessore, ma la mia preferenza va all’intervento di Saviano nella trasmissione televisiva Che tempo che fa di domenica sera (condotta da Fabio Fazio).

Tranquilli, non farò il resoconto di quanto ha detto, ma semplicemente mi limiterò a citare due sue frasi, quelle che più mi hanno colpito.

oggi, in Italia, si lascia perdere chi dà fuoco per contestare chi ha dato l’allarme per l’incendio

l’omertà di ieri era quella di dire non vedo, non sento, non parlo; quella di oggi è di rifiutare di informarsi.

Ecco, non saprei esattamente come commentare queste frasi; siamo nell’apocalittica ipotesi (o realtà?) di essere totalmente ingabbiati, dalle membra al pensiero!
La dimostrazione di coraggio, di dire NO non è così, sempre secondo l’intervento di Saviano, potrebbe – e io sottolineo DOVREBBE – arrivare da chi insegna, non perché può far valere la sua posizione dietro la cattedra, ma perché ha in mano il potere di condividere il sapere e aprire la mente di chi gli sta di fronte, fargli capire che è un essere pensante e ha l’opportunità di rimanere tale!
Questo potrebbe essere il mandato della scuola, ma i primi passi di questo mandato, l’individuo li deve percorrere in seno alla famiglia, il luogo dove vengono - in primis - trasferiti i valori della vita.
Scuola e famiglia, quindi... ma non basta!

Dietro a queste due grandi strutture c’è - e deve farsi sentire - lo Stato, con i suoi organismi e i suoi personaggi, non fatti di grandi parole e trucchi (nel senso di cerone, fondotinta e rossetto), ma di sostanza, quella che permette all’individuo di sentirsi partecipe e protetto allo stesso tempo.

E intanto, in Afghanistan assistiamo all’arresto di tre medici italiani con l’accusa di essere legati a un famigerato gruppo terroristico; alcuni nostri esponenti politici si affrettano a dire il loro pensiero in merito: ne hanno il diritto, sia chiaro, ma non avevano diritto di sentenziare prima di informarsi (o per lo meno attendere maggiori informazioni).
Senza attendere le medesime informazioni, per contro, un personaggio di spicco dell’Italia all’estero – e che rappresenta l’Ong per cui i medici lavorano – si precipita a dire la propria opinione in una trasmissione televisiva (la stessa dove poi ha parlato Saviano), garantendo per i tre malcapitati e invocando la prova della mano sul fuoco!
[per la cronaca: la mano sul fuoco ce la metto anch’io!]

Anche in questo caso sono interdetto sull’accaduto, anzi sulle parole; ancor di più lo sono di fronte alle dichiarazioni degli esponenti politici: ma davvero rappresentate l’Italia?
E soprattutto, avete confrontato tutte le notizie?
VI SIETE INFORMATI?

Un giro di parole per tornare all’inizio del post: viva l’omertà, ma quella di oggi che, a esser sinceri – e un pochino cattivi! – è ben peggiore come presa di posizione rispetto a quella del secolo scorso.
Dall’ignoranza involontaria a quella volontaria.

Qualcuno dovrà come minimo chiedere scusa; qualcuno, come minimo, dovrà vergognarsi e avere il coraggio – senza pretendere, però, l’intervento della scuola, della famiglia o dello Stato – di mostrarsi in pubblico solo ed esclusivamente dopo l’Apocalisse!
... sicuramente crede nel calendario Maya, per cui avrà pochi mesi da aspettare...

strillo

SENECA... ciò che prima si è taciuto è possibile dirlo; mentre è impossibile tacere ciò che si è già detto...

martedì 13 aprile 2010

La scelta dei nomi, la scelta dei tipi.

Come già anticipato in uno dei post dedicato a questo interminabile progetto, le mie Cronache Anseatiche sono state parzialmente pubblicate sul forum del sommo Xela - il link lo trovate nei miei preferiti - con il titolo RACCONTO A 2 VOCI.

Il titolo mi è venuto in mente pensando di voler fare un racconto in prima persona da due punti di vista: quello del protagonista e quello del pirata che manda all'aria l'ultimo affare del commerciante veneziano, nonché padre del protagonista.

Inoltre - una specifica per gli appassionati del gioco (che ripeto è Patrician 3) - ho dedicato un po' del mio tempo a una partita libera partendo dalla città di Riga; non tanto con l'intenzione di provare la città in sé, quanto per vedere cosa poteva succedere intraprendendo una carriera da pirata, attaccando convogli di inerti mercanti per rivendere a prezzi bassissimi nella città in cui si risiede.

Oltre ad aver fornito una spiegazione al titolo, mi sento di dire - col senno di poi - di aver involontariamente inseguito la perfezione nella creazione dei personaggi cercando di immedesimarmi (anche se nella finzione del gioco) alla stregua di un attore.

Devo ammettere che il tocco romantico in entrambi i personaggi quasi ha rovinato la stesura, ma non posso pentirmi di ciò che ho già scritto; posso solamente mettermi al lavoro per apportare le giuste modifiche affinché tutto sia molto più credibile; insomma, dovrei lavorare meglio sui personaggi per farne dei tipi.

La ricerca, però, non mi aiuta molto.
C'è internet, è vero, ma tutti i personaggi loschi del tempo mi portano alla costruzione di figure eccessive; l'insegnamento di Eco dice proprio questo, ma credo sia meglio creare esattamente il contrario dell'eccessivo, che poi è l'anomalia di quel tempo.
Ecco, mi sono perso…

Se la norma di quel tempo, per un pirata, era la rappresentazione di un personaggio interamente dedito alla distruzione, allora l'eccezionale era sicuramente una figura romantica, che abbandona la via della distruzione per intraprendere quella del rispetto dell'essere umano; l'esempio eclatante è quello di lasciare libero chiunque, della sua ciurma, lo richiedesse, oppure abbandonare su una spiaggia isolata i marinai e il comandante delle navi catturate senza ricorrere all'atto estremo della distruzione di una o più vite umane.
Spero di aver spiegato, in poche parole, quello che ho cercato di fare con il "mio" pirata Sigmar Niebur, dove SIGMAR è l'acronimo di Signore dei Mari, perché così desiderava essere nominato e ricordato in ogni tratto di mare da lui solcato.

Con questo post credo di aver finito la spiegazione della scelta dei nomi fantasiosi; già, perché gli altri personaggi che recitano la trama sono trasposizioni in lingua tedesca di nomi presi dalla realtà quotidiana, un po' grazie alla mia fantasia, ma anche grazie alla fantasia di amici di gioco, come il mio carissimo amico Roberto che, nelle sue partite, si chiama Robert Von Karl.

Quest'ultimo è, in verità, un personaggio comprimario essendo il miglior amico del protagonista oltre che socio di quella che è destinata ad essere ricordata come la più grande azienda commerciale dell'Hansa.

strillo

lunedì 12 aprile 2010

Ancora sul personaggio, ancora Umberto Eco...

Sono arrivato lentamente alle pagine 199/200 del saggio di Umberto Eco.

Il lento procedere è strettamente legato alla ferma intenzione di volerne assimilare ogni piccolo particolare, ogni concetto che si cela nelle pagine - a volte prolisse, lo ammetto.

Vengono riportate alcune riflessioni del filosofo ungherese György Lukács; mi soffermo, in particolare, sul passo in cui si parla dell'eccezionale come realtà sociale tipica, ovvero

... è necessario (l'eccezionale) a sottrarre il personaggio alla medietà statistica e a costituirlo come modello ideale che assommi in sé NON i caratteri accidentali della realtà quotidiana, bensì i caratteri universali di una realtà esemplare.
Il semiologo si addentra nello specifico consegnandoci un ulteriore passo di Lukács in cui si evidenzia come, per il filosofo,

universalità vuol dire per un personaggio la possibilità di essere compreso da lettori lontani nei secoli e costumi...


in poche parole, vuol dire vivere in eterno grazie alla fruibilità non solo da un punto di vista estetico (legato a un'ottima descrizione del personaggio stesso poi calato in un'ottima narrazione) ma soprattutto dal punto di vista della credibilità: è a tutti gli effetti divenuto un'opera d'arte nella quale il lettore si identifica, o identifica un'Epoca, un Popolo, una Nazione!

Siamo di fronte a un altro concetto elevato di personaggio, di come si deve concepire affinché lui, come il resto di tutta la narrazione, possa resistere alle intemperie del tempo e alle picconate del nuovo che avanza, soprattutto di quell'italiano sempre più scadente, ma al quale l'orecchio ha fatto l'abitudine.

Comincio a pensare di essere di fronte non solo a un saggio di sociologia, ma anche della letteratura, nel senso che le tante cose apprese sui banchi della Scuola Internazionale di Comics, qui le vedo spiegate e a disposizione degli scrittori in erba... proprio come il sottoscritto.

strillo

sabato 10 aprile 2010

Torino Comics 2010

Sono appena rientrato dalla manifestazione Torino Comics.

Sono riuscito ad arrivare in tempo per l'appuntamento clou della tre giorni torinese, ovvero la tavola rotonda con Scott Mc Cloud, il saggista del fumetto per antonomasia.
Consiglio a tutti la lettura dei suoi tre testi:
Capire il fumetto
Fare il fumetto
Reinventare il fumetto
una pietra miliare per chi vuole addentrarsi nel mondo delle nuvole parlanti, soprattutto se il suo intento è quello di sviscerarne i contenuti.

Non mi sono fatto mancare l'incontro con Pavesio, MANf e Luca Baino.
Di quest'ultimo ho apprezzato la visione delle tavole esposte per il concorso in seno alla manifestazione e che sono rientrate nelle prime 10 (da un'occhiata veloce delle altre meritavano forse di più...); sono contento per lui e per il suo omonimo Zara (anche lui Luca) col quale hanno steso la sceneggiatura a 4 mani.

Ovviamente non mi sono fatto mancare qualche acquisto: ho trovato 4 dei 5 volumi che compongono l'opera PROMETHEA, altro capolavoro di Alan Moore; presto leggerete i miei post in merito, non perché mi sento un critico, ma semplicemente per condividere con voi le mie passioni.

In ultima analisi, non ci siamo fatti mancare (faccio notare di essere passato al plurale) qualche commento sui cosplay.
Il travestimento emulativo dei propri idoli di carta ritengo sia puro divertimento; dei tanti incrociati tra i corridoi delle bancarelle, credo di averne visti un paio soltanto che avevano un approccio auto-ironico, possibile che vi prendiate troppo sul serio?
Temo proprio di sì.

Ho anche ascoltato la presentazione della prossima nuova miniserie Bonelli sceneggiata da Pasquale Ruju (che è stato il membro esterno della mia commissione d'esame!); la serie promette bene, il titolo è CASSIDY, saranno 18 numeri che corrispondono - come Ruju stesso ha anticipato in conferenza - ai mesi di vita che rimangono al protagonista ed entro i quali deve raggiungere un obiettivo...

Insomma, una bella giornata in cui ho rivisto molto volentieri un paio di amici e ne ho conosciuti altri.

strillo

mercoledì 7 aprile 2010

A proposito di personaggi.

Alla’alba dei 48 anni ho scoperto che non ho studiato… nel senso che ho ancora tante cose da imparare; quindi mi sono messo all’opera, tuffandomi in testi che prima non avrei preso nemmeno lontanamente in considerazione.

Insomma, per farla breve, eccomi a una piccola considerazione in merito a APOCALITTICI E INTEGRATI; ero certo che la lettura del saggio di Umberto Eco mi avrebbe finalmente portato le prime soddisfazioni – almeno dal punto di vista dello studio puro (primo obiettivo raggiunto).

Ho tra le mani l’edizione Tascabili Bompiani per cui prendete come buoni i riferimenti del capitolo e dei sottocapitoli, ma non le pagine.

Una prima illuminazione arriva alle pagine 189-190-191 del capitolo
I PERSONAGGI – L’uso pratico del personaggio.
L’affermazione su cui mi sono soffermato è:


Un tipo è dapprima solo abbozzato, insino a che, dopo un certo tempo di formazione, s’incarna completamente in un individuo.

trovata alla nota (2) di pagina 190 che cita un passo da ESTETICA, saggio del De Sanctis.

La seconda affermazione l’ho trovata poche righe dopo, quando il semiologo autore del testo afferma quanto segue:


Se il personaggio non è concretamente individuale in ogni sua azione, non è un personaggio artisticamente riuscito.

Mi son tornate alla mente un paio di lezioni tenute dal MANf proprio a proposito dei personaggi, la loro creazione, la loro individualità; certo il professore – come tale – si deve preparare a dovere prima di tenere una lezione in cui affronta un argomento tanto ostico quanto affascinante, e il mio prof preferito non è stato da meno, tanto da citare non solo a memoria, ma a ragion veduta, Umberto Eco (dichiarandolo, per altro).

L’insegnamento è lì, stampato dal lontano 1964 (per la cronaca, io avevo 2 anni) e ancora oggi pietra miliare per chi vuole entrare – o tenta di farlo – nel mondo della letteratura, sotto qualsiasi forma di espressione artistica, dal romanzo, al saggio, al fumetto, al cinema.

Non solo, quindi, trame mozzafiato accompagnate da un fluente italiano scritto; un testo romanzato necessita di personaggi veri, in grado di vivere anche estrapolati dal contesto letterario in cui – e per cui - sono “nati”.

Vediamo di fare un po’ di esempi.
I don Abbondio manzoniano… quel parroco vive benissimo anche al di fuori delle vicende di Renzo e Lucia, per il semplice fatto che rappresenta il tipico uomo di chiesa della sua epoca (non mi addentro in ragionamenti moderni… ne uscirebbe altro rispetto all’intenzione di questo post).
Tutto sommato, vedo bene anche Clark Kent che, se non veste i panni del super eroe per antonomasia, altro non è che un tipico (e timido) esemplare di americano medio.
Per non parlare, poi, di altri super eroi americani che – per volontà degli autori – portano sulle tavole delle loro avventure, anche i loro problemi: l’Uomo Ragno su tutti, ma anche Batman, gli X-men e tanti altri; non una nuova generazione di personaggi supereroistici, ma lo specchio della vita reale che ce li fa vedere e concepire come veri e non semplice frutto, fine a se stesso, di una fervida immaginazione.

Che dire, per concludere?
Spero di affrontare al meglio, nel percorso appena iniziato di sceneggiatore, questo primo grande ostacolo… senza tralasciare quello ben più alto dell’inventare storie, anche queste, possibilmente, vicine alla realtà (secondo obiettivo... in fase di raggiungimento).

Alla prossima

strillo

lunedì 5 aprile 2010

Scrivere vuol dire studiare, o per lo meno prepararsi a fondo!

Le mie Cronache Anseatiche non iniziano nell'anno 1300 come il gioco da cui prendono spunto, ma qualche anno prima.
Il protagonista, come detto, è di origini veneziane, ma ho dovuto escogitare un valido motivo per fargli prendere la decisione di tentare la fortuna in terra straniera, ovvero Danzica, capitale dell'allora Ducato di Pomerania (ecco che cominciano gli studi).

La prima idea è arrivata con la logica: il padre, anche lui mercante, cade in disgrazia perché la sua spedizione, di ritorno da Izmir (porto della Tirchia), viene attaccata e saccheggiata dai pirati; a quel punto decide di lasciare i pochi soldi messi da parte al figlio, ma con la raccomandazione di trasferirsi in una delle città che sono entrate sotto l'egida della Lega Anseatica.
Il mercante ha un caro amico-collega, con cui da anni intrattiene rapporti commerciali, in Lubecca; il nostro Fabio si recherà proprio in quella città… il resto lo scopriremo con tutta calma.

Manca ancora un piccolo particolare che non potevo lasciarmi scappare perché degno come minimo di essere menzionato nel racconto: il 1300 è stato indetto un Anno Santo e il protagonista decide di recarsi a Roma prima di partire definitivamente per l'estero.
L'idea mi è venuta leggendo un paio di libri: il primo I Papi. Storia e segreti (autore Rendina - Newton Compton Editore); il secondo trovato e acquistato per puro caso all'Abbazia di Camaldoli che riporta la storia degli Anni Santi (che è anche il titolo del volume - pressoché introvabile).
Un paio di annotazioni e il gioco è fatto.

Foglio bianco… passano i giorni e rimane tale… cosa fare?
Nel 1350 il protagonista ha 70 anni e decide di ritirarsi dalla carriera di mercante, ma anche da quella politica (vedremo poi il significato di carriera politica).
Felicemente sposato, figli e nipoti al suo fianco, comincia a raccontare le proprie avventure prima leggendo gli appunti presi in una vita di duro lavoro, poi cominciando a scrivere un diario - da lui definito "di bordo" - cercando di dare sequenza logica ai fogli di carta conservati in tutti quegli anni, dalle fatture alle lettere scambiate con l'amico di sempre, dalle bolle di carico e scarico alle lettere recanti il sigillo di Sindaco e Governatore.

Bene, siamo tutti d'accordo su questo incipit, ma perché il settant'enne decide di buttarsi in quest'ultima avventura?

C'è un ricordo che affiora nella mente, un giorno importante nella sua vita di ragazzo di dieci anni che viene portato di corsa dal padre in una locanda per ascoltare un famoso menestrello che raccontava le avventure dei popoli del Nord attraverso splendide canzoni .
Insomma, per farla breve, mi sono imbattuto, aprendo a caso il primo volume di un'enciclopedia, sulla voce Adenet le Roi… e lo spunto per il prologo è venuto di getto: Fabio ascolta meravigliato i racconti del re dei menestrelli e comincia l'incantesimo di attrazione con il nord Europa.
Adenet


... cominciò a raccontare delle città e della gente che si incontrano nelle Fiandre e nel Brabante; che aveva frequentato il Ducato di Pomerania e attraversato la Germania prima di valicare le Alpi per giungere infine a Venezia.

Un collegamento storico che ci sta tutto e che, esagerando un pochino nel romanzare il racconto, è figlio di tanti altri racconti cui l'uditorio di una famosa locanda veneziana era abituato: quelli dei Polo.
Inoltre, mi sono dilungato nella descrizione dell'insegna della locanda, perché in futuro anche questo piccolo particolare tornerà utile...

Ecco, in queste poche righe ho condensato tutto lo studio che mi ha portato a scrivere solamente il PROLOGO del progetto; ci sono voluti mesi (tenendo conto che lavoro) così come ci sono voluti pochi giorni nella stesura, dalla bozza alla versione definitiva.
Gli autori che impiegano anni a scrivere un libro hanno la mia piena approvazione, perché questo mio piccolo esempio fa capire cosa c'è dietro un buon libro, ma anche una sana voglia di scrivere qualcosa per cui la gente si appassioni; studiare è il primo passo, sicuramente deve essere poi accompagnato da una buona scrittura… ma questa è un'altra storia.

strillo

sabato 3 aprile 2010

Una dedica particolare.

Mi sento imbarazzato; no, non si tratta di influenza intestinale.

Mi è arrivata una richiesta - fatta col cuore in mano - da una persona molto cara e che abita in una città a me altrettanto cara.

Ho l'onore di far parte di uno stuolo di persone che ha conosciuto padre Felice.

L'anno in cui ho conseguito il diploma presso la Scuola Internazionale di Comics, con entusiasmo andai a trovarlo per riferirgli della lieta notizia, anche perché era già a conoscenza della mia attitudine alla scrittura e aveva già letto alcune pagine del progetto "segreto" Cronache Anseatiche.

Quel giorno l'entusiasmo era a mille, ma c'è un risvolto di quell'incontro di cui sono venuto a conoscenza soltanto l'anno dopo, ovvero quando trovai il gruppo AlfaBetaZeto e la mia prima occasione di scrivere per essere pubblicato.
Chi era con me all'incontro, venne preso da parte e divenne il custode di una confidenza: Felice mi avrebbe dato una mano affinché il mio sogno potesse avverarsi.

Il sogno si è avverato ed è venuto il momento di cominciare con i ringraziamenti, partendo proprio da Felice visto che di persona non sono arrivato… in tempo.
Infatti, l'aprile dell'anno successivo vide la dipartita di padre Felice; feci ancora in tempo a incontrarlo sul letto d'ospedale, riconoscente per essermi da lui precipitato e io con lui per avermi aspettato e riconosciuto.
La commozione mi prende ancora mentre scrivo queste righe, e quell'incontro, come tutti i nostri precedenti, lo porto nel cuore.

La persona che è stata al suo fianco negli ultimi anni di vita è anche entrata a far parte della vita di tutti gli amici del padre francescano; la sento al telefono in modo regolare, le invio copia delle uscite del "mio" fumetto, ci si scambia gli auguri in occasione delle Feste.
In una di queste telefonate, mi ha chiesto di scrivere un pensiero su padre Felice e di pensare al titolo che può avere un libro che raccolga i pensieri di tutti i suoi amici.

Timidamente ho cominciato in questo intento, ma è difficile ricordare una persona della sua grandezza solo attraverso un pensiero; una cosa, però, è certa: scripta manent! e padre Felice è degno di essere ricordato per sempre, perché un pensiero scritto, anzi una raccolta di pensieri scritti sarà letta da una moltitudine di gente che farà grande il ricordo in una persona che grande lo è!

Faccio notare l'uso del verbo al presente!

strillo

venerdì 2 aprile 2010

Possono dei semplici giochi alimentare la fantasia dello scrittore che c'è in noi?

Ho il privilegio di conoscere - anche se in realtà si tratta di conoscenza "on-line" - un ragazzo che si può fregiare del titolo di Mastro Cantore presso la comunità della Lega Anseatica, ma anche presso BoPItalia, la comunità italiana dei giochi Paradox.

Il suo nome è Sebastiano Ferrero, almeno quello che utilizza loggandosi ai rispettivi forum.

Vi lascio un interessantissimo link, ovvero il minuzioso lavoro che ha dato vita al suo BLOG, dove ha voluto trascrivere un AAR (after action report) basandosi su un'ucronia, generata dalle vicende di Granada, stato che il grande Sebastiano Ferrero ha guidato dal 1337 (gioco Crusader Kings) al 1820 (gioco Europa Universalis 2) per arrivare fino al 1953 (gioco Victoria e Hearts of Iron 2).

Il nostro amico scrittore ha dato vita a un vero e proprio capolavoro letterario basandosi unicamente sulle avventure vissute durante il gioco, per la precisione davanti allo schermo di un computer.

Tutti noi, nella nostra vita, ci siamo fatti trasportare almeno una volta dal gioco, ci siamo fatti coinvolgere tanto da rimanere in bilico tra realtà e finzione; bene, lui - e io sto cercando di seguirne l'esempio con le cronache anseatiche - è riuscito a tenere separate le due cose attraverso la scrittura, la stesura di semplici appunti divenuti in seguito il saggio storico (credo sia l'unico termine degno di questo magnifico lavoro) riportato sul blog.

Seba - questo l'appellativo per gli amici - ha la dote innata del menestrello dei tempi che furono, quando nelle taverne di tutta Europa facevano tappa questi artisti, metà scrittori e metà cantanti; oggi darebbe del filo da torcere a Marco Carta - ne sono sicuro - ma dovrebbero prestargli attenzione anche molti scrittori famosi, così come tanti sceneggiatori di fumetto.

Ecco, l'ho detto!

La dichiarazione mi è venuta spontanea, soprattutto pensando ai miei colleghi sceneggiatori, perché ancora oggi mi stupisco di tanta immaginazione e di tanta serietà nel riordinare ogni evento per dare un senso logico alla storia di uno Stato che mai sarebbe divenuto tale se non grazie all'ucronia che Seba ci ha regalato.

Godetevi la lettura.
Io ho "già dato" e di questo ringrazio l'amico Seba.

strillo

http://aargranada.blogspot.com/2006/11/premessa.html

[l'indirizzo rimanda alla premessa; da buoni fruitori di blog che siete, troverete la sequenza temporale di tutto il racconto]

giovedì 1 aprile 2010

Spenta la prima!

Domani (ho volutamente scartato l'ipotesi del primo aprile!) il mio blog compie un anno: AUGURI!

Siamo in pochi qui davanti allo schermo a festeggiarlo, ma quei pochi li voglio ringraziare dal profondo del cuore: mi state seguendo (almeno tre, di questo sono sicuro), mi vedete quindi crescere, leggete i miei sproloqui.
Di questo vi chiedo scusa, ma uno scrittore alle prime armi può sbagliare, no?!
O forse è meglio ammettere che DEVE sbagliare per non farlo più in seguito.

Ringrazio la rete, il web, internet… chiamatelo come volete; questo strumento è più di una finestra sul mondo: è una porta magica che ogni volta ci proietta alla scoperta di cose, persone, fatti mai visti e nemmeno pensati, anche se la maggior parte delle volte il varcare la porta è dettato dal caso.

A proposito di "caso", ho scoperto di aver ricevuto visite anche dall'estero: Francia (Rettorato dell'Accademia di Reims!), Stati Uniti d'America (1 visita al mese da dicembre, chi sarà mai!), Germania, Serbia, Ucraina, Svizzera e perfino Israele (il report dice Tel Aviv): grazie anche a voi che state all'estero e vi ricordate di quel piccolo stivale che sta continuamente a bagno nel Mar Mediterraneo!
Anche se, ne sono sicuro, ci siete capitati digitando su Google una parola da me utilizzata come etichetta.

Poi ringrazio il portatile che ho sulla scrivania, perché dopo 6 anni dall'inizio della sua attività non mi ha ancora lasciato in panne… e va bene, non ho contato la volta che ho dovuto resettarlo e far raddoppiare la RAM perché avevo caricato troppi giochi… ma lui mi ha perdonato e, fedele alla sua missione, è ancora qui che accetta di buon grado il mio cammino quasi felpato sulla tastiera, un cammino ragionato che mi porta a scrivere l'ennesima scemenza su questo blog.

Non ho una torta vera da offrire, nemmeno una ricetta della nonna chiusa in un cassetto da poter condividere con voi, ma solo un "santino"; vi ringrazio di esistere e umilmente vi chiedo di continuare a passare ogni tanto da queste parti per far vivere ancora questo mio piccolo angolo personale.

GRAZIE e al prossimo post

strillo