mercoledì 28 dicembre 2011

Sotto i fiori di lillà: In a Wiki Wonderland. Insieme, in aiuto a Wikipedi...

Il progetto pro Wikipedia ha preso forma e, grazie al prezioso aiuto di Carolina, presto potrete beneficiare della sua lettura; in versione ebook o cartacea, potrete acquistare la raccolta di racconti a partire dal mese di gennaio 2012 - e per tutto l'anno - dando una mano all'enciclopedia on-line.
Grazie fin d'ora per il vostro appoggio (e i vostri commenti!).

strillo

Per maggiori dettagli vi consiglio la lettura del post di Carolina:

Sotto i fiori di lillà: In a Wiki Wonderland. Insieme, in aiuto a Wikipedi...: L'albero letterario natalizio 2011 ha dato il suo frutto. Sto parlando di In a Wiki Wonderland - Insieme, in aiuto a Wikipedia , l'ebook ...

sabato 24 dicembre 2011

Il primo pensiero di ogni Natale.


Si avvicina un periodo fatto di ricordi e di pensieri rivolti a chi non c’è più, a chi non ha potuto stare al mio fianco quando l’avrei voluto, a chi si è cimentato nel difficile mestiere di padre senza poterne vedere i frutti.

Guardo fuori per cercare il calore che mi è mancato, e vengo abbracciato dal candore dei fiocchi che mi porta all'infanzia, quando, spensierato, mi attaccavo al vetro della finestra per guardare il lento cadere della neve: e sognavo, e scendevo a giocare, e andavo a sciare, e... facevo il bambino …

Quanto vorrei tornare bambino!

Vorrei continuare a scrivere perché in questo modo posso far vivere il bimbo che c'è in me; vorrei chiudere gli occhi e riaprirli per poter rivedere Rita seduta alla sua scrivania; vorrei un abbraccio da chi me ne ha elargiti pochi …

Un momento!
Meglio rimanere grande perché posso fare qualcosa di utile ... ma attraverso lo sguardo del bambino che annuncia al Mondo il ritorno della pace, una pace che brilla quanto l'innocenza dei suoi occhi … e con quegli occhi desiderare di rivedere te!

Ciao papà!



lunedì 19 dicembre 2011

NATALE 2011.

Un augurio a chi passa da queste parti, accidentalmente o scientemente.

Che sia un periodo di serenità per le famiglie d'Italia e di tutto il Mondo; e che il 2012 sia una sorpresa dietro l'altra, ma belle!

Un caloroso abbraccio dal vostro vicino di blog

strillo - fabio

martedì 29 novembre 2011

Ancora una notizia sul futuro - prossimo - di Zeto.

Il nostro Marco "everybody" Polidori è stato intervistato dagli amici del Gazzettino di Ladispoli... si gioca in casa, hehehe!

A QUESTO link potete andare a leggere cosa attende i fan del clown di strada.

strillo

(allego immagine in anteprima)

sabato 26 novembre 2011

Sotto i fiori di lillà: Albero Letterario di Natale, l'ebook dei blogger e...

Vi segnalo questa iniziativa del blog amico Sotto i fiori di lillà.

Sotto i fiori di lillà: Albero Letterario di Natale, l'ebook dei blogger e...: L' Albero Letterario di Natale si farà! La vostra partecipazione, entusiasmo, idee, proposte e il vostro rispondere numerosi al son...

mercoledì 16 novembre 2011

Prima segalazione dal web per Zeto numero 13.

Avviso ai naviganti!!!

Segnalo questo indirizzo dove potete leggere un interessante articolo sulla prossima uscita di Zeto.
La copertina promette bene...

A presto (spero) per il link di lettura.

strillo

lunedì 14 novembre 2011

Finalmente per voi affezionati!

Ecco ai miei (sempre pochi, mannaggia!) lettori il racconto breve con cui ho partecipato alla pagina di facebook

DESIO il rumore del mondo

ovvero la pagina che già vi ho segnalato qui a destra tramite badge oltre che un paio di post più sotto (quello del 7 novembre 2011 per la precisione).

Come ben sapete, su FB si può – se iscritti – dire che un post (messaggio) vi piace... a vostro buon cuore visitare la pagina, segnalare il mio racconto e, perché no, dire che vi piace l’intera pagina.

Grazie di cuore a tutti.

strillo




… lanciarsi dall’ultimo piano per salvarsi la vita.

Questa mattina.
Non si volteggia: il calore dell’asfalto si è disperso nelle ultime ore della notte; la stella infuocata che regola la vita comincia a fare capolino all’orizzonte, tra i flutti salati; alcuni gabbiani giocano a rincorrersi disegnando una serie di simboli dell’infinito.
E io?
Che ci faccio io qui?
Bipede implume in grado di volare.
Non sono un supereroe, ma un uomo nuovo, anzi il suo pensiero di libertà.

Ieri mattina.
Sono al lavoro; l’ufficio è all’ultimo piano di un grattacielo; la finestra a tutta parete è il quadro astratto della città che mi ospita; un senso di soffocamento mi pervade: come può una finestra chiudere lo spazio della libertà tridimensionale?
Mi tuffo.
Il vetro è infranto e nei suoi mille pezzi vedo il mio sogno svanire alla stessa velocità con cui precipito!
Mi volto.
La finestra si allontana come il rimpicciolire del puntino al centro di un vecchio televisore appena spento: è la vita che vien meno per ravvivare i ricordi.
Basta!
Non voglio più guardare al passato, ma vivere il presente per prepararmi al futuro.
Il mio fiato sta per finire; era meglio sprecarlo suonando il significato di libertà per farne una dolce melodia: indipendenza, autonomia, diritto!
Il salto nel vuoto mi riporta alla vita salvandomi dal senso di inquietudine che mi opprime; affronto gli ultimi secondi del mio futuro, ma non sono solo: qualcuno mi prende per mano e insieme a lui altre dieci, cento, mille persone.
Veleggiamo su una corrente ascensionale per tornare alla finestra, varcare quel punto luminoso e riaccendere il tubo catodico della vita.
Torniamo al nostro mondo antico con la consapevolezza di quello che verrà e la possibilità di vivere – ora sì! – il presente preparando il futuro: nella libertà tridimensionale.

sabato 12 novembre 2011

Ho ceduto!

Alla fine, anche il sottoscritto ha deciso di farsi la pagina su Facebook.

Ho subito notato la crescita di visite al blog, così come ho immediatamente trovato (10 secondi non di più!) un compagno di scuola.

Che dire, ci sto prendendo la mano e da quasi cinquantenne devo ammettere di avere chiarissimo l'obiettivo della pagina, ma un po' nebuloso l'utilizzo di questo strumento.

Io ce la metto tutta.

Vi aspetto numerosi.

strillo

venerdì 11 novembre 2011

Zeto numero 13 sta prendendo forma

La notizia è di quelle da prendere con le pinze, ma vale la pena mettere i miei pochi lettori al corrente del fatto che il numero 13 della rivista Zeto è in preparazione.

Da parte mia manca un piccolo ritocco a un dialogo, mentre i disegnatori hanno consegnato tutto il materiale.
Il buon Marco si sta adoperando per assemblare il tutto e renderlo fruibile entro fine mese.

Nel frattempo, giusto per creare aspettativa, posto una vignetta selezionata alla solita maniera:

“la più bella sei tuuu...u!!!”
Seguite gli aggiornamenti.

strillo

incipit della storia


incontro infermiera-Principe Odescalchi

lunedì 7 novembre 2011

Non iscritto, ma ci sono.

Anche il vostro amato Strillo (???) è finito su facebook; non mi sono ancora iscritto, ma ho dato mandato alla cara amica Antonella Levato di inserire un mio racconto breve a questo indirizzo:

DESIO il rumore del mondo

I miei pochi affezionati che desiderano leggere questo racconto possono far visita e votare!!!

Forza ragazzi, fatemi vincere!!!

Strillo

mercoledì 19 ottobre 2011

Un’altra data da ricordare...

... ma questa volta siamo tutti un po’ meno tristi!

Lo scorso lunedì 17 ottobre, ha compiuto gli anni una mia collega nonché amica.

Premesso che i 50 anni sono un bel traguardo che tutti dovremmo poter tagliare – sud del mondo compreso! – la persona in questione è ben più felice di qualsiasi altra nell’aver tagliato questo nastro: ha passato la sua vita su una carrozzina!

Ai miei pochi lettori fissi non sarà sfuggita l’omonimia tra la protagonista del numero 12 di Zeto e quello della mia colleg-Amica... ebbene sì, è proprio lei!

Le abbiamo preparato una festa a sorpresa e lei l’ha fatta a noi: abbiamo avuto l’onore di vederla finalmente l’onore di vederla commossa, lei che nella vita ha poco se non nulla per cui commuoversi; e gli occhi lucidi dei 170 colleghi, tutti compressi in una sala, mi hanno dimostrato che non sono l’unico – anche se sono stato io a dirlo al microfono – che si sente in dovere di ringraziarla.

Ecco il perché.

Lei, in un mini discorso in cui è stata forzatamente trascinata, ci ha detto di essere felice di aver compiuto 50 anni, confessandoci che la sua vita è cominciata a 21, quando – ancora ragazzina e un pochino impaurita – metteva per la prima volta piede nell’azienda in cui ancora oggi lavora (e tutti gli altri con lei!); era felice perché aveva capito fin da subito di aver trovato una seconda famiglia, che l’ha aiutata a crescere.

Il suo discorso mi ha aperto le porte per la miglior risposta che potessi dare, a nome di tutti!

Anche noi tutti che abbiamo vissuto questi anni al suo fianco possiamo dire che grazie a lei siamo cresciuti meglio, per la sua instancabile voglia di vita che sa trasmettere con un sorriso e anche per i momenti bui che ha vissuto e che – suo malgrado – le terranno compagnia ancora negli anni a venire; i suoi sono veramente dei vicoli ciechi... i nostri, con un pizzico di buona volontà, sboccano sempre su un’altra via!

Come ogni cosa bella che si rispetti, il compleanno di Mary fa parte della storia; la storia, oltre ad essere quella dell’azienda dove Mary ha trovato la sua seconda casa, è quella di ciascuno di noi, che abbiamo contribuito a rendere indelebile questa pagina nella memoria di Mary.
Ancora tanti auguri sinceri Mary!

strillo e Fabio

[ultima tavola della storia modificata dal sottoscritto... trattasi di un inizio e non di una fine]

martedì 27 settembre 2011

26 settembre 2011.


Sergio Bonelli lascia un vuoto che in ciascuno di noi è identificabile come quella sedia in più a tavola, occupata – di solito – dal padrino, dal secondo papà (e non quello di Francis Ford Coppola!).


Io non faccio eccezione e gli occhi del suo primo figlio, Zagor, sono testimoni della mia crescita quasi in parallelo (lui è del ’61, io del ’62) e altrettanto possono dire gli occhi di Mister No piuttosto che quelli di Dylan Dog, senza dimenticare tutti gli altri cui mi sono appassionato, da Tex a Volto Nascosto, da Nathan Never a Julia, da Greystorm a Cassidy... e chiedo scusa a tutti gli altri!
Ecco, immagino tutti gli eroi seduti allo stesso tavolo per rendere omaggio a questo grande personaggio che ha avuto il pregio di fare grande il fumetto italiano.
Da secondo figlio, posto – ne sono sicuro – che tutti noi lettori di almeno un fumetto della squadra Bonelli sentiamo di poter virtualmente occupare, un sincero grazie per tutto ciò che hai fatto per questa grande famiglia.
Ciao Sergio

strillo

domenica 11 settembre 2011

Un bene fondamentale.


Oggi è domenica e in un certo senso mi sento esattamente come 10 anni fa; un giorno di festa perché, quell’11 settembre del 2001, ero in ferie.

Già, una settimana di ferie, quella settimana tanto agognata e che è diventata subito triste nel vedere quelle agghiaccianti immagini e pensando a quanto di orribile hanno portato nelle case e nelle famiglie di tutto il mondo.

La nostra, mia e della signora H., settimana di ferie è stata bruscamente interrotta; di comune accordo siamo rientrati a casa anzitempo, come se l’essere a casa nostra potesse in qualche modo cancellare quelle immagini, come se i 500 chilometri percorsi in auto per rientrare a Torino potessero dare un colpo di spugna a quel terribile attentato; come se quelle 5 ore fossero una sorta di soglia del tempo da varcare per scoprire che avevamo fatto solo un brutto sogno.

E invece no, tutto ciò è accaduto! E ancora oggi fanno eco nelle mie orecchie le voci dei ragazzini che, nei loro giochi emulativi in cortile, urlavano “attacco all’Occidente! attacco all’Occidente!” ignari di cosa esattamente significassero quelle parole più volte lette e/o sentite alla televisione.

Non voglio addentrarmi più di tanto in disquisizioni religiose o culturali (anche perché non ne ho le basi), ma una cosa è certa e rimarrà indelebile: nulla è come prima di quel giorno! ... e lo si è detto anche a proposito del muro di Berlino, dal giorno della la sua costruzione a quello dell’abbattimento.
Spetta a noi e solamente a noi (umanità) fare in modo che il passato non venga comunque cancellato, anzi possa darci la spinta per affrontare il futuro affinché i muri non vengano (ri)creati, ma solamente abbattuti.

Quell’11 settembre è una tappa fondamentale, una porta che si è spalancata su un nuovo mondo che ha però voluto ancora comportarsi come il vecchio mondo, che ha inspiegabilmente necessità di commettere errori per poi porvi rimedio... ma a volte è troppo tardi per riparare, a volte si supera il fatidico punto di non ritorno.
Per rispetto alle vittime di quel tragico evento – senza dimenticarci di quelle venute prima e dopo! – urlo a gran voce BASTA! soprattutto con le ipocrisie che ci fanno ininterrottamente commettere quegli errori, creando e ricreando muri su muri!
Prendiamoci cura del pianeta che ci ospita, ma soprattutto prendiamoci cura dell’umanità, nel nome di un auspicabile futuro di serenità per gli attuali 7 miliardi di esseri umani (e non so bene quanti tra animali e vegetali) e i chissà quanti altri calpesteranno nel domani il suolo terrestre o ne faranno la casa delle proprie radici.
Loro, come noi e forse ancor più di noi, hanno diritto a un futuro!

Ecco, come per il diritto alla felicità dichiarato da una famosa costituzione, inserirei un articolo – questa volta in TUTTE le costituzioni del mondo – che sancisca il diritto al futuro come bene fondamentale di un qualsiasi individuo!

strillo

lunedì 29 agosto 2011

Il futuro ci farà tornare coi piedi per terra... forse...


Mi capita ultimamente di leggere articoli e interviste sul mondo dell’editoria e il suo futuro, soprattutto in questi ultimi mesi in cui l’e-book sta sempre più guadagnando terreno, anche sulla popolazione dei lettori su cartaceo; è una tendenza che sta prendendo gli States, ma dobbiamo tener conto che potrebbe presto (e io aggiungo finalmente!) approdare nella nostra cara vecchia Europa.

La cosa che più frequentemente leggo è che il lavoro dello scrittore, così come oggi lo conosciamo, è destinato a scomparire o a modificarsi radicalmente fino a essere uno dei tanti lavori non pagati... ma perché mai?!
Non so cosa abbiate voi da rispondere, io dico che non sono d’accordo! O meglio, sono d’accordo nel momento in cui ci mettiamo a parlare, appunto, di soldi, di stipendi, di introiti! Quindi di modifica dello stipendio, ma non – nel modo più assoluto – del mestiere!

Oggi un bravo e famoso scrittore guadagna potenzialmente bene, basta vendere 100 mila copie del proprio libro. Lo scrittore, in caso di replica con la sua seconda uscita (o altre se è particolarmente prolifico), subito riuscirà a conquistarsi un posto in prima fila nella vita scrollandosi di dosso quella anonima [attenzione: nessuna vita è anonima; lo diventa se il metro di paragone è quello dettato da canoni consumistici e tendenti al raggiungimento dell’egoismo più esasperato!], e magari riesce anche ad acquistare l’agognata villa con piscina in un posto da favola [secondo avvertimento: ho esagerato per esprimere il concetto; so di scrittori che non hanno villa, ma continuano a vivere in un mono/bilocale e fanno le ferie girando l’Europa degli ostelli].
Domani, il bravo scrittore si vedrà costretto a sgomitare con chi, meno in gamba di lui e meno disponibile a spendere [perché dobbiamo sempre ricordarci che sono tanti – forse tutti? – gli editori che chiedono allo scrittore un anticipo! bah!!!], si rifugia nella stampa fai da te pur di pubblicare il proprio sogno nel cassetto; la concorrenza con cui sgomitare si allarga, in maniera considerevole, grazie alla pubblicazione su e-book; e se proprio questa concorrenza viene totalmente sbaragliata, perché sempre di un bravo scrittore stiamo parlando, l’editore non sarà più disposto a pagare bene il prodigio, perché anche l’editore ha dovuto affrontare la medesima concorrenza dello scrittore!
Mi fermo qui, ma sono altri e tanti i punti che coinvolgono questo discorso; per il momento mi bastano questi per iniziare l’analisi.

Insomma, lo scrittore degno di esser chiamato tale vedrà sempre la sua professione, anzi professionalità, riconosciuta e pagata; semplicemente con qualche zero in meno o con una banale operazione di divisione (fattore 2, 3 o 4 che sia); non vedo alcun motivo per gridare subito al lupo, ipotizzando una poco probabile scomparsa del mestiere dello scrittore; semmai, i tanti italiani che si sentono talentuosi scrittori – guai toglierci questa prerogativa! – correranno come agnelli per brucare erba e germogli prima degli altri.

Comunque, tanto per non fare i conti in tasca a nessuno, ipotizziamo un e-book al prezzo minimo di vendita, ovvero € 6,99 (so di prezzi inferiori, ma al momento li ho riscontrati solo per i fumetti); ipotizziamo – stiamo sempre parlando di un bravo autore! – 100 mila copie scaricate e che il compenso per diritto d’autore sia del 5% (il minimo); il compenso per l’autore sarebbe di € 35.000 circa, che al netto delle tasse (ho calcolato il 33%) sarebbe di € 23.000... io, compresa 13ma e 14ma, porto a casa € 24.000 all’anno... mi sembra uno stipendio da impiegato che non può che incrementare se il compenso sale di percentuale (basta un quarto di punto per guadagnare più di me!); insomma, non ci vedo nulla di male a tornare un po’ tutti coi piedi per terra!

Mi è venuto in mente, scrivendo quest’ultimo capoverso: e se fossero, anzi divenissero ‘normali’ gli stipendi di tutti quanti? Soprattutto, se su questi stipendi ci fosse in automatico il prelievo fiscale?
Mannaggia li pescetti! Che ci sto a fare qui su questo blog? Il ministro dell’economia potrebbe avere bisogno di me! :-)

Preciso che sono considerazioni del tutto personali e che mi sono servite per sfogare la rabbia che c’è in me e che è alimentata dal mondo in cui viviamo, pieno di gradini [leggi barriere] sociali che si sono formate nel tempo, come le pieghe della crosta terrestre, come le catene montuose... e chi le toglierà più?! Non mi fascio la testa e continuo a inseguire il mio obiettivo, magari cedendo anch’io alla banalità dell’acquisto della villa con piscina in caso di successo... ma mi conosco da 49 anni ormai e non credo proprio che il successo potrà farmi cadere nella trappola della mediocrità: è la mia educazione che non me lo permette! Grazia mamma, grazie papà!!!

strillo

lunedì 22 agosto 2011

Quando i nativi insegnano.

Mi sono preso una mattinata tutta per me e, finalmente, ho goduto della visione del film dell’anno Avatar.

Ho letto diversi commenti a proposito, sia positivi che negativi, e ho cercato di far tabula rasa nel cervello per poter esprimere un giudizio il più personale possibile.

A me è sostanzialmente piaciuto in ogni parte; fanno eccezione due punti che ho trovato ridicoli nella loro lunghezza, proprio in termini di tempo, minuti, secondi.
All’inizio, quando il protagonista si trova di fronte a quella sorte di tigre dai denti a sciabola (mi è sembrato eccessivo, per altro, riuscire a far fuggire l’essere – di cui non conosce ancora le vere potenzialità fisiche – in una foresta totalmente sconosciuta... bastava mettere il dirupo con tanto di favolose cascate fin da subito!); e verso la fine, quando devono sganciare l’ordigno... ma quanto caspita dista l’obiettivo?! capisco che ci devi mettere un po’ di scene con effetti speciali e anche un po’ di dialoghi, ma sembra che attraversino l’intero pianeta prima di arrivarci.

Per il resto che dire?
Geniale in più di un’occasione, dall’idea base alle piccole cose; mi è sembrato di assistere a un film sugli Indiani d’America del futuro, quelli di un altro pianeta.
Su tutte, spicca quella di come i nativi riescono a interagire con gli altri esseri viventi, tramite quel contatto che mi ha ricordato le sinapsi incontrate in più di un’occasione nelle mie letture.
È proprio questo contatto che mi ha immediatamente trasportato ai nativi americani, alle loro leggende che altro non sono che fatti tramandati a voce di generazione in generazione.

Il vecchio mondo non era pronto allora e non sarà pronto un domani ad affrontare la presenza di altre forme di vita intelligenti; il film dichiara la nostra, quella umana, incapacità ad affrontare il nuovo senza ricorrere necessariamente alla forza e alla distruzione per allargare a dismisura le tasche e i conti in banca... conclusione triste, lo so, ma vera.
La conclusione del film, per la gioia di quanti sono andati al cinema o hanno affittato (o acquistato) il film, è diversa da quanto ci ha insegnato la storia fino ad ora; vediamo di farne tesoro e mettere in pratica quanto appreso... fin da subito!

In caso contrario, torneremo a recitare questo detto insistendo nella nostra ottusità.

“Quando avrete inquinato l'ultimo fiume, quando avrete abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo pesce, ucciso l'ultimo bisonte, solo allora vi accorgerete che non potete mangiare tutto il denaro accumulato nelle vostre banche.”
strillo

giovedì 28 luglio 2011

Pensieri e incontri.

Sto pensando a tutto ciò che ho ancora da fare sul lavoro, sia quello vero dell’ufficio che quello più bello di sceneggiatore (aspirante) di fumetti
...
e al cielo azzurro che si vede in montagna quando, dopo lunga camminata, ti sdrai su una roccia a 2500 metri a godere della frescura mentre sorseggi acqua di sorgente
...
e a quell'aquila che comincia a volteggiare pensando ch'io sia cibo per lei
...
e a quel fischio di marmotta che ha visto l'aquila e mi scambia per suo simile avvertendomi del pericolo
...
e non dimentichiamoci del gruppo di stambecchi che sta attraversando quel costone roccioso della montagna di fronte sfoggiando le migliori doti equilibriste tipiche della specie
...
adzo da melk: è finita l'acqua!
uffa, mi devo rimettere gli scarponi per andare a prenderne altra
beh, visto che mi sono rimesso gli scarponi faccio che tornare a valle
...
e incontro un branco di camosci che saltellano giocherellando sul nevaio della parete nord del costone dove prima c'erano gli stambecchi
...
e incontro il contadino che va a controllare che le sue mucche siano tutte al loro posto; ci salutiamo e mi porge un pezzo di formaggio fresco; io ricambio lasciandogli l'avanzo del vino: buono scambio! :-)
...
e incontro un ermellino dalla livrea ancora marrone estivo
...
e vedo volteggiare gli enormi gipeti, proprio sulla mia testa: che spettacolo!
...
e finalmente torno a fiancheggiare il fiume che mi tiene compagnia fino a fondo valle col suo rumore assordante e rilassante al tempo stesso
...
e giungo a casa, dove mi aspetta una routine che adesso è meno invasiva perché sono più vicino alla natura che mi ha parlato per tutta la giornata
perché sono natura anch'io, e anch'io terrò compagnia – parlandole – all'altra parte di natura della mia vita: Annalisa... e tutti gli amici

strillo

martedì 26 luglio 2011

I signori delle colline

Ho terminato la lettura del secondo volume della trilogia delle Terre di Antonia Romagnoli.

I complimenti continuano, perché scrive veramente bene e riesce a tenere incollati al libro catturando l’attenzione con un ottimo mix di colpi di scena, suspense e situazioni “rosa”, senza far mancare quel tocco di ilarità – sempre posizionata al momento giusto! – per allentare la tensione.

Qualche piccola sbavatura l’ho riscontrata, probabilmente dovuta alla mancanza di una revisione attenta da parte di un correttore di bozze... in un paio di occasioni manca addirittura una parola (preposizione o verbo) e questo – pur se di fronte a un ottimo prodotto – non può passare liscio!

Quel che non ho capito bene da parte dell’autrice è il non aver comunque chiuso il volume, ma di rimandare la conclusione di ogni trama (principale o secondaria) al terzo e ultimo; capisco l’operazione di marketing (è anche un pochino il mio mestiere), ma da lettore non ho apprezzato.

Non mi resta che attendere l’arrivo di TRIAGRION (già, ho qualche difficoltà a reperirlo qui a Torino) per tributare l’ennesimo, meritato elogio all’autrice.

strillo

mercoledì 6 luglio 2011

E oggi sono 49 anni che il mio passo felpato calpesta la terra.

Non me li sento nemmeno tutti questi anni anche se ammetto di poter dire con fierezza che ne ho già viste di cotte e di crude, che ho una certa esperienza di come vanno le cose al mondo anche se c’è sempre qualcuno pronto a stupirci, che sto per raggiungere l’ambita meta del mezzo secolo (‘mmazza, un anno passa in un amen!).


La cosa che più apprezzo di questa mia vita è quella di poterla vivere al meglio, di poter sempre decidere di intraprendere una strada senza dover rendere conto ad alcuno (beh, la signora H ogni tanto – e giustamente – lo pretende)... insomma di essere tutto sommato libero di scegliere!

Ho un obiettivo che qualcuno di voi già conosce, ma voglio ricordarlo al piccolo mondo che mi segue: ho un titolo da far valere e cercherò con tutte le mie forze di diventare un vero sceneggiatore e, perché no, anche uno scrittore.

Non cerco i soldi, vorrei solo pubblicare e continuare su questa strada che sembra oramai asfaltata fino a quando vedo una meta.

strillo

... e non facciamoci mancare una bella torta!!!

giovedì 30 giugno 2011

L'amore è...

Chi, come il sottoscritto, ha una certa età, sicuramente ricorda che per un paio di anni (intorno alla fine degli anni ’70 se non vado errato) imperversarono magliette, cartoline e tanti altri gadget dal titolo “l’amore è...”.


Ogni oggetto riportava poi l’immancabile immagine di lui che allacciava gli scarponi o gli sci di lei; lei che aiutava lui a tagliarsi i capelli... e chi ha fantasia può immaginare tante e poi tante altre cose, sempre divertenti.

Mi è capitato di inciampare nell’articolo che riguarda la prossima apertura della mostra di Mordillo a Genova e così, preso sempre dalla mia certa età, non mi sono fatto mancare una pausa con qualche risatina a cercare alcune delle strisce più divertenti del grande Mordillo.

Non contento, però, ho cercato di unire i due spunti cercando qualcosa che il grande M ha dedicato alla coppia; ce ne sono tante di situazioni, ma quella che inserisco è quella che sintetizza al massimo quello che deve essere il vero amore: affrontare insieme le difficoltà!

strillo

venerdì 3 giugno 2011

La traversata del futuro.

Anche questa giornata schifosa volge al termine, a quel finale tanto sospirato che nessuno di noi immaginava arrivasse.

Le condizioni erano avverse e la navigazione non poteva che essere a rischio fin dall’inizio, ma la voglia di concretizzare il nostro sogno era più forte e ci ha fatto vedere uno spiraglio di luce: una terra promessa, pur abbandonando quella che ci ha visti nascere.

Vicino a me, una donna con in grembo una bimba appena nata guarda in aria con occhi pieni di lacrime e speranza allo stesso tempo; più in là, un ragazzo parla concitato col vicino, forse per cacciar via la paura che gli attanaglia la gola, il cuore, i polmoni... tutto!

Da quando siamo partiti, credo 5 mesi fa – oramai qui abbiamo tutti perso la cognizione del tempo! – abbiamo mangiato e bevuto una sola volta a settimana e il fisico comincia a far sentire le sue necessità, soprattutto sui più deboli.

A un certo punto sentiamo distinte le grida del comandante; è stato avvistato un pianeta classe B, stiamo arrivando!... e lui – il comandante – si intrufola nella navetta d’emergenza facendosi espellere nello spazio per essere ripescato pochi minuti dopo dai suoi colleghi... si chiamano scafisti, ma io questo appellativo non lo conosco proprio, non so da dove provenga.

Ci uniamo tutti in preghiera, chiedendo l’intervento del Divino – non importa in questi casi il suo nome – affinché la capsula che ci accoglie giunga a destinazione senza esser preda delle onde magnetiche che si stanno alzando drammaticamente di frequenza.

Una navicella color grigio si avvicina e ci soccorre; il Divino è stato magnanimo!

Ci hanno portati in un luogo chiamato Terra; l’atmosfera è respirabile e la gente è molto affabile; siamo stati rifocillati con acqua e cibo in abbondanza, e poi ci hanno sistemati in piccole stanze con letti e coperte.

Sono passati 10 giorni e gli esseri umani che ci hanno aiutati dicono che siamo... parenti; o meglio, che siamo i discendenti della generazione Alfa Centauri, un gruppo di uomini e donne che hanno lasciato il pianeta Terra nel lontano 2050 – quando si credeva che stesse collassando – e poter così andare nello spazio a trovare altri pianeti abitabili; i nostri avi ci erano riusciti, ma il pianeta che li aveva ospitati si è svelato un nemico insidioso, costringendoci ad abbandonarlo dopo appena 200 anni; a nulla sono valse le nostre conoscenze, la natura di quel pianeta ha vinto la partita.

La nostra avventura sembra essere terminata nel migliore dei modi, ma altri gruppi come il nostro sono in viaggio nello spazio e non sappiamo quale destino sia stato scritto per loro... spero tanto siano accolti come noi!




 
Dedico questo piccolo racconto a tutti gli esseri umani che in qualche modo hanno provato queste sensazioni o che hanno capito che a provarle può essere ognuno di noi.

strillo

domenica 29 maggio 2011

I banchi di scuola: attrazione fatale!

Alla veneranda età di 49 anni comincio a pensare seriamente di avere una malattia: quella dell'eterno studente, per altro ancora inserita come professione nella mia carta d'identità.

Ogni giorno che passo seduto nello studio del MANf scopro quanto ho ancora da imparare - spero possa valere, anche se in minima parte, anche per il prof che ho di fronte mentre ascolta le mie riflessioni - e quanto mi piace apprendere, seguire i consigli, scoprire di non aver vissuto invano anche quelle ore (lo so, è una frase fatta, ma ci sta tutta).

Ai miei pochissimi lettori (sembrate le bollicine di una famosa acqua...), occasionali e non, voglio dire quanto stia apprezzando questo approfondimento di sceneggiatura; insomma, desidero ringraziare pubblicamente il Prof.

Un brindisi a lui e a tutti coloro che fanno questo mestiere!

strillo

lunedì 16 maggio 2011

Emozioni da eremita in un luogo affollato.



Anche quest’anno è arrivato l’ultimo giorno del salone del libro, quel giorno critico per ogni lavoratore in quanto di nome fa lunedì; chi non odia il lunedì alzi la mano!
Vedo che non ci sono mani alzate; bene, allora possiamo proseguire.

Gli stand della fiera saranno smontati a partire da non so bene quale ora di oggi, lunedì 16 maggio; i cuori saranno spezzati per alcuni, sollevati per altri, ma una cosa per tutti è uguale, almeno credo: un po’ di commozione nel lasciare quel piccolo spazio che per 5 giorni è stato per ognuno degli espositori casa propria.

I corridoi artificiali che si snodavano tra gli stand, sono stati presi d’assalto da un fiume in piena fatto di tanti colori: chi aveva il cappellino, chi – tra i più giovani – un ciuffo di capelli tinto, chi un sacchetto di carta pieno di libri appena acquistati, chi – occhiali sul naso e nuca all’ingiù – intento a sorseggiare una bevanda ristoratrice...

È stato bello vedere ogni età (e anche mezzi diversi dai piedi) aggirarsi tra quei viottoli, attratti dalle curiosità che sapientemente gli espositori hanno messo in primo piano; bellissimo anche vedere gli intasamenti di traffico pedonale causati dalla presenza di scrittori disponibili all’autografo; interessante vedere alcune – forse troppo poche – novità.

Una di queste mi sta particolarmente a cuore e riguarda Gianluca Serratore, il padre artistico di Zeto; presso lo stand di Rupe Mutevole si è esibito in diretta nel disegno... come dire due cose (uomo e arte... ehm... nona arte in questo caso) che perfettamente si fondono in una sola, per consegnare ai fruitori occasionali momenti di elevata poesia, magistralmente accompagnata da musica di sottofondo.

Mi sono commosso nel ruolo di fotografo, e ancor di più in quello dell’amico, che ha assistito alla trasformazione dell’ansia che precede l’atto in azioni, meccaniche e sapienti al tempo stesso, che lasciano l’impronta artistica su un foglio di carta.

Al mio fianco, tra una foto e l’altra, Cristina (titolare della casa editrice Rupe Mutevole), che è rimasta affascinata – pur consapevole che quel momento era stato da lei previsto – dalle tante persone che per almeno un minuto si sono lasciate ammaliare dalla performance dell’artista; un’attrazione sicuramente più forte delle pagine inchiostrate con sole parole perché accompagnata da immagini che ne concretizzano il contenuto; un inconsapevole desiderio di graphic novel, capace di portarci indietro nel tempo o, molto più semplicemente, in grado di risvegliare il nostro io bambino che oggi, adulto, interpreta nel modo giusto la nona arte.

Questa, per me (e per rimanere in tema), è l’immagine più bella del salone del libro di questo 2011.

strillo

domenica 8 maggio 2011

Sul cappello, sul cappello che noi portiamo...




Con la complicità di un doppio impegno della signora H., ho avuto l’onore di girare il centro di Torino i giorni 6 e 7 maggio, ovvero venerdì e sabato precedenti la grande festa di oggi – 8 maggio 2011 – dell’84ma adunata nazionale degli alpini.

Una città in festa è il giusto toccasana per la città stessa innanzitutto, ma soprattutto per gli abitanti, che in un’occasione così gioiosa vedono le vie, le piazze, i corsi e i viali agghindati; persone mai viste che ti salutano e si salutano tra loro; fiumi di vino e grappa (altri simboli strettamente legati ai raduni degli alpini); panini farciti in mille modi; preparazione di polenta (rieccoci a un altro simbolo)… insomma, una ricca bacheca di fotografie scattate per ricordare questo bellissimo fine settimana.

Non ho portato con me la macchina fotografica, ma sono andato a spasso con la stessa gioia di oltre vent’anni fa, il precedente raduno cui ho avuto il piacere di assistere, sempre qui a Torino; i momenti che più ricorderò li porto dentro al cuore, perché è lì che ti colpisce l’atmosfera che questo amato corpo militare sa creare in ciascuno di noi.

Con gli occhi umidi, ricorderò per sempre le interviste fatte ai “vecchi”, agli ex ragazzi oggi unici superstiti della ritirata dalla Russia; con gli stessi occhi guardo i bambini che divertiti osservano questa pacifica e contagiosa invasione verde.

Un sincero grazie agli Alpini che ho incrociato e a tutti quelli che sono venuti qui a Torino, nella “mia” città, perché l’hanno trasformata, facendola più bella di quel che il mio occhio (abituato) è in grado di vedere; grazie per aver risvegliato tanti valori sopiti; grazie per aver fatto campeggio nei nostri parchi cittadini, sfilato per le vie (a piedi o con strani mezzi), cantato e bevuto alla nostra salute!

Il prossimo anno sarete a Bolzano, ma anche nel cuore dei torinesi: grazie mille!

strillo
... c'è una lunga, c'è una lunga penna nera
che a noi serve, che a noi serve per bandiera...

mercoledì 4 maggio 2011

Zeto al traguardo.

Qui potrete andare a seguire i consigli di Sergio Tulipano; già... a due anni - quasi - dalla nascita, Zeto rischia di chiudere i battenti e come per incanto ci ritroviamo in gioco con questa segnalazione.

L'augurio di tutti noi dell'Associazione AlfaBetaZeto è di poter ancora scrivere e disegfnare per questo free press, con la voglia di dar voce alla nostra passione per la nona arte in ogni sua tipologia, dalla poesia, al dramma, alla fantascienza, al fantasy, all'humor...

Un grazie a chi ha creduto in noi; un grazie a chi desidera che la testata non chiuda.

strillo

martedì 26 aprile 2011

La tristezza per esaltarsi!



In questi giorni mi è capitato più volte di essere disperato e pieno di rinnovato entusiasmo insieme. Capisco l’interdizione del lettore, ma passo immediatamente alle spiegazioni.

Sono oramai prossimo alla conclusione del secondo volume (di cinque) di Promethea, la già citata graphic novel scritta da Alan Moore; ebbene, mi rendo conto di essere di fronte a un capolavoro – per altro imperdibile per chi ama il bel e buon fumetto: acquistatelo finché si trovano le copie in giro! – che difficilmente può essere imitato.

Lo sconforto nasce dalla consapevolezza di non essere all’altezza dell’emulazione, nemmeno in una sola delle tavole che compongono l’opera!

L’entusiasmo, però, è sempre lo stesso: quello di un bambino che desidera raggiungere un obiettivo, dare forma ai suoi sogni… e io non intendo smettere di sognare.

Nuovo proposito: vorrei ideare un filone narrativo del tutto simile a questo, o del tutto simile al Signore degli anelli, o altre saghe fantasy o altro genere ancora, vorrei... vorrei, molto più semplicemente, riuscire a dar forma a ciò in cui credo e ho creduto in questi ultimi 4 anni!

La strada è ancora lunga, anzi interminabile; ma non la vedo costellata dei pericoli della giungla, perché lungo il sentiero che ho intrapreso ho incontrato persone in grado di sostenermi e aiutarmi nelle scelte: il mitico MANf, Luca, tanti amici (così sono sicuro di non dimenticarne) e lei, la signora H.!

Certo non arriverò alla perfezione di questa meraviglia targata Moore, ma i primi passi si devono pur muovere e, tutto sommato, mi sembra di averli fatti; la meta è lontana, ma perfettamente inquadrata nell’obiettivo!

strillo

A proposito; ho pensato di rifare il trucco al blog inserendo altri colori (un pochino più solari) e uno sfondo che ricorda tanto la mia libreria: piena di libri e fumetti!

venerdì 22 aprile 2011

Cronache Anseatiche - Robert von Karl

Non è facile mantenere “vivo” un blog, anzi non è facile trovare qualcosa da dire ogni giorno (o anche due o tre); o meglio ancora, non sempre quel qualcosa che si ha da dire è degno.

Così, con enorme ritardo sullo spegnimento della seconda candelina di questo mio blog, voglio inserire il secondo post dedicato alla fortunata serie – mai realizzata – delle Cronache Anseatiche.

Non mi sono innamorato dell’idea per inseguirla ad ogni costo, sia chiaro; semplicemente credo sia una raccolta di episodi-racconti destinata a rimanere nel cassetto perché sono sicuro che non interessa e che non ha più bisogno di correzioni e/o ulteriori approfondimenti.

Buona Pasqua a tutti e ancora tanti auguri al mio blog, al suo secondo anno di vita - che di questo passo va in pensione prima di me, beato lui! - e al CENTESIMO post inserito!

strillo

... e un saluto speciale a Bovo che mi onora con la sua presenza: grazie!




Lubecca e la famiglia von Karl.

Fu facile seguire le indicazioni che mi lasciò, unitamente al portolano dettagliato, papà Francesco; più volte ho coperto la rotta Danzica-Lubecca, sostando anche a Rostock e Stettino, e tutte le volte che facevo approdo a Lubecca mi fermavo la notte per trascorrere qualche ora piacevole in compagnia del mercante Ludwig von Karl e della sua famiglia.
Mio padre aveva ragione: mi sembrava di essere a casa e la presenza di quell’uomo alimentava il coraggio necessario a continuare nella mia avventura nordica.
Avevano, il mercante e sua moglie Margherita, due figli: Elisabeth e Robert, il primogenito destinato ad ereditare l’attività del padre.
Proprio con Robert, più giovane di me di un solo anno, instaurai un rapporto fraterno, vista la nostra comune passione per l’avventura di qualsiasi genere essa fosse, su tutte, come qualche anno più tardi avremmo scoperto, le passeggiate a cavallo, soprattutto nei dintorni delle città del nord, come Visby e Tallin. La nostra amicizia era destinata a creare il sodalizio commerciale più ammirato, e odiato, del Baltico.

“Sai che ti invidio Fabius…”
“Non capisco, cosa intendi Robert?”
“Beh… hai lasciato la tua città, la tua famiglia, l’attività del mercante… per cercare fortuna nel mar Baltico: sei coraggioso”.
Ero a Lubecca da soli 5 giorni, vi giunsi il giorno 15 del mese di aprile dell’anno 1300, e già avevo fatto la conoscenza del mio primo estimatore, Robert von Karl, appunto.
“Hai ragione, amico mio, ma per te è diverso: tuo padre Ludwig è stato da poco nominato Consigliere in città e ha davanti un anno intero per candidarsi alla carica di Borgomastro! Mio padre è rimasto un semplice mercante, molto ricco e influente presso il Doge, certo, ma un semplice mercante”.
“Lo so, per me è diverso…” era malinconico nello sguardo, ma improvvisamente quello stesso sguardo malinconico si infiammò e cominciò a confessarmi quale era la sua ferma intenzione “… ed è proprio per questo, per non vivere una vita all’ombra di mio padre, che ho deciso di recarmi in un’altra città per iniziare tutto da solo, assolutamente da solo; e tu, mio caro amico Fabius, sei stato mandato dal cielo affinché io potessi prendere definitivamente questa mia decisione! Partirò con te appena deciderai di riprendere il tuo viaggio verso Danzica e di lì… beh, troverò un passaggio su una goletta! Ci sono tanti mercanti che passano da Danzica! Qualcuno sicuramente farà rotta verso Visby!”
“Dunque è a Visby che vorresti andare… ho sentito belle cose su quella città, ho persino sentito dire che i fondachi sono i più grandi che si siano mai visti nel mar Baltico e che sono più grandi del Municipio!”
Un grande sorriso si disegnò sulle labbra di Robert: aveva capito che sostenevo la sua decisione e che avrei perorato la sua causa presso il padre, se fosse stato necessario. Così non fu, per mia fortuna e di Robert: Ludwig si massaggiò la barba ben curata prima di sentenziare.
“Sia, figliolo; ma promettimi che seguirai i miei consigli in caso di necessità e in casi estremi anche il mio aiuto!”
“Certo padre, e ti prometto anche che inizierò la mia attività commerciale proprio con la tua Compagnia e con quella di Fabius appena sarà avviata!”
In soli dieci giorni Robert era pronto a tenermi compagnia nel mio ultimo tratto di viaggio.
“Andiamo, Robert! Chissà quante volte farai approdo a Lubecca per abbracciare la tua famiglia! Non vorrai perdere il passaggio per il tuo futuro!”
“Arrivo, arrivo!”
Il mese di aprile stava finendo nel suo ultimo giorno, con un tramonto rosso e carico di buon auspicio; sul molo di Lubecca c’era la famiglia von Karl che salutava il primogenito, un ragazzo divenuto uomo nello stesso istante in cui saliva a bordo della schnigge che stava per fare rotta verso Danzica: il mio futuro, ma anche il primo passo del futuro di Robert von Karl.
Eravamo oramai al largo quando tirai fuori dal mio zaino una fiasca piena di vino nobile di Montepulciano
“Ora sì che possiamo brindare!”
Robert mi guardò stupito, mi sorrise e mi abbracciò urlando e saltando insieme a me
“è vero! Sto andando a Visby!! Evviva!!!”
I nostri brindisi andarono all’avventura, alle donne, al futuro, all’amicizia e alla fratellanza; in quei giorni di navigazione ci raccontammo le nostre vite e consolidammo la nostra amicizia scambiandoci la promessa di non interromperla mai, anche se le nostre residenze erano lontane e le occasioni di incontro sporadiche.
“Ma il problema non esiste realmente, Fabius: faremo affari insieme, così ci manterremo in contatto personalmente e quando non potremo intraprendere il viaggio il contatto sarà mantenuto da una lettera!”
Ma ovvio che sì, la soluzione era logica! Certo, all’inizio avremmo incontrato problemi nel recapitare le nostre epistole, ma non appena gli affari avrebbero preso piede, lo scambio sarebbe stato più facile: lettere consegnate agli amministratori di partenza, che le avrebbero consegnate ai capitani delle rotte continuative, che le avrebbero consegnate agli amministratori di destinazione; difficile da spiegare, ma facilissimo da mettere in atto, e il tutto in soli due giorni di viaggio che separano Danzica da Visby!
“Allora… facciamo l’ultimo brindisi: buona fortuna a te, Robert!”
“Buona fortuna a te, Fabius!”
La goletta approdò a Danzica: stavano per cominciare le nostre nuove vite.

Robert entrò quasi danzando nella taverna.
“Ho trovato il passaggio, Fabius! Una cocca che parte domani all’alba per Visby” si rattristò in volto.
“Ehi, su amico! Stai per vivere l’avventura che volevi… ed è tutta tua, senza alcun aiuto. Ma ricordati cos’hai promesso a tuo padre e… le nostre promesse sulla goletta!”
“Ho già acquistato la pergamena necessaria alla prima missiva, ma non aspettarti che arrivi presto: credo ci metterò un po’ di tempo a ordinare le cose che dovrò fare al mio arrivo in città!”
“Già, a chi lo dici: sono a Danzica da due giorni e non ho ancora concluso nulla!”
“Vedrai che la tua buona stella si farà viva: io ti saluto, caro amico mio… e guai a te se non ti fai vedere quando capiti a Visby!”
“E lo stesso vale per te: ricordati che tu a Danzica e io a Visby, così come sulle onde di tutti i mari, possiamo contare sulla nostra amicizia. Buon vento, Robert!”
“Buon vento, Fabius!”
Alzammo i calici ricolmi di birra per il brindisi.

La giornata era tersa e prometteva una navigazione facile per chiunque: la buona stella, per il momento, aveva incrociato la via percorsa da Robert… ma ero fiducioso anche per la mia!
Quel giorno 8 del mese di maggio 1300, avevo preso appuntamento con un tale di nome Johnatan Erchar, un capo cantiere conosciuto presso la taverna, che aveva una casa in vendita; essendo l’appuntamento sulla via Dluga per il mezzo giorno, avevo tutto il tempo per salutare come si conviene un caro amico che stava partendo per la sua nuova dimora.
Vidi da lontano l’alta sagoma di Robert intento a parlare sul molo con il comandante della Cocca PARADISE.
“Un nome di buon auspicio, Robert”
“Amico mio, eccoti finalmente! Credevo non volessi salutarmi…”
“Non sarei mancato per alcun motivo! È un piacere vedere in te la veemenza di un giovanotto”
“Sì, sono entusiasta di questa giornata, come lo sarò di tutte quelle che arriveranno! Fabius… ti devo chiedere una cortesia”
Si chinò sulla sacca poggiata in terra e ne tirò fuori una pergamena con ceralacca recante il sigillo della sua famiglia, e congiuntamente una scatola.
“è una lettera per la mia famiglia, ti prego di consegnarla appena ti rechi a Lubecca… e questa scatola contiene il sigillo dei von Karl: ora non ne ho più bisogno, presto avrò il mio… ti chiedo di custodirla in nome della nostra fratellanza”
Un lungo abbraccio pieno di commozione; nessuno dei due riusciva a pronunziare parole.
Anche io avevo la sacca, e anche io avevo un regalo per Robert; non era così profondo come il suo, ma ero sicuro dell’apprezzamento.
“Queste notti non sono riuscito a dormire e… credo che questa carta sia più tua che mia…”
Robert la spiegò: era la carta di navigazione che ricevetti in regalo da mio padre.
“Non la posso accettare, Fabius! Tuo…”
“Ne ho fatta una copia, amico mio, guarda!”
Tirai fuori la copia per farne prendere atto a Robert.
“Come ti dicevo, non ho dormito molto in queste prime notti qui a Danzica e mi sono dedicato a questo lavoro di copiatura pensando di farti cosa gradita: qui ci sono i consigli di tuo padre… così li potrai seguire senza recarti ogni volta a Lubecca!”
Scoppiammo a ridere e tornammo ad abbracciarci.
“Temo di dover proprio andare, adesso…”
“Sì, amico mio: vai pure e buon vento”
“Buon vento a te, Fabius!”
Il sole era già alto all’orizzonte ed era pulita la vista della costa opposta del fiume; la PARADISE si stava allontanando, ma riuscivo ancora a vedere il braccio di Robert che si agitava nel saluto; rimasi immobile finché l’albero più alto non sparì dietro le onde.
Mi affrettai a raggiungere la Dluga per mantener fede al mio appuntamento; presto la tristezza della partenza del mio amico sarebbe svanita per lasciar posto alla gioia del mio primo acquisto da mercante in Danzica!