lunedì 29 agosto 2011

Il futuro ci farà tornare coi piedi per terra... forse...


Mi capita ultimamente di leggere articoli e interviste sul mondo dell’editoria e il suo futuro, soprattutto in questi ultimi mesi in cui l’e-book sta sempre più guadagnando terreno, anche sulla popolazione dei lettori su cartaceo; è una tendenza che sta prendendo gli States, ma dobbiamo tener conto che potrebbe presto (e io aggiungo finalmente!) approdare nella nostra cara vecchia Europa.

La cosa che più frequentemente leggo è che il lavoro dello scrittore, così come oggi lo conosciamo, è destinato a scomparire o a modificarsi radicalmente fino a essere uno dei tanti lavori non pagati... ma perché mai?!
Non so cosa abbiate voi da rispondere, io dico che non sono d’accordo! O meglio, sono d’accordo nel momento in cui ci mettiamo a parlare, appunto, di soldi, di stipendi, di introiti! Quindi di modifica dello stipendio, ma non – nel modo più assoluto – del mestiere!

Oggi un bravo e famoso scrittore guadagna potenzialmente bene, basta vendere 100 mila copie del proprio libro. Lo scrittore, in caso di replica con la sua seconda uscita (o altre se è particolarmente prolifico), subito riuscirà a conquistarsi un posto in prima fila nella vita scrollandosi di dosso quella anonima [attenzione: nessuna vita è anonima; lo diventa se il metro di paragone è quello dettato da canoni consumistici e tendenti al raggiungimento dell’egoismo più esasperato!], e magari riesce anche ad acquistare l’agognata villa con piscina in un posto da favola [secondo avvertimento: ho esagerato per esprimere il concetto; so di scrittori che non hanno villa, ma continuano a vivere in un mono/bilocale e fanno le ferie girando l’Europa degli ostelli].
Domani, il bravo scrittore si vedrà costretto a sgomitare con chi, meno in gamba di lui e meno disponibile a spendere [perché dobbiamo sempre ricordarci che sono tanti – forse tutti? – gli editori che chiedono allo scrittore un anticipo! bah!!!], si rifugia nella stampa fai da te pur di pubblicare il proprio sogno nel cassetto; la concorrenza con cui sgomitare si allarga, in maniera considerevole, grazie alla pubblicazione su e-book; e se proprio questa concorrenza viene totalmente sbaragliata, perché sempre di un bravo scrittore stiamo parlando, l’editore non sarà più disposto a pagare bene il prodigio, perché anche l’editore ha dovuto affrontare la medesima concorrenza dello scrittore!
Mi fermo qui, ma sono altri e tanti i punti che coinvolgono questo discorso; per il momento mi bastano questi per iniziare l’analisi.

Insomma, lo scrittore degno di esser chiamato tale vedrà sempre la sua professione, anzi professionalità, riconosciuta e pagata; semplicemente con qualche zero in meno o con una banale operazione di divisione (fattore 2, 3 o 4 che sia); non vedo alcun motivo per gridare subito al lupo, ipotizzando una poco probabile scomparsa del mestiere dello scrittore; semmai, i tanti italiani che si sentono talentuosi scrittori – guai toglierci questa prerogativa! – correranno come agnelli per brucare erba e germogli prima degli altri.

Comunque, tanto per non fare i conti in tasca a nessuno, ipotizziamo un e-book al prezzo minimo di vendita, ovvero € 6,99 (so di prezzi inferiori, ma al momento li ho riscontrati solo per i fumetti); ipotizziamo – stiamo sempre parlando di un bravo autore! – 100 mila copie scaricate e che il compenso per diritto d’autore sia del 5% (il minimo); il compenso per l’autore sarebbe di € 35.000 circa, che al netto delle tasse (ho calcolato il 33%) sarebbe di € 23.000... io, compresa 13ma e 14ma, porto a casa € 24.000 all’anno... mi sembra uno stipendio da impiegato che non può che incrementare se il compenso sale di percentuale (basta un quarto di punto per guadagnare più di me!); insomma, non ci vedo nulla di male a tornare un po’ tutti coi piedi per terra!

Mi è venuto in mente, scrivendo quest’ultimo capoverso: e se fossero, anzi divenissero ‘normali’ gli stipendi di tutti quanti? Soprattutto, se su questi stipendi ci fosse in automatico il prelievo fiscale?
Mannaggia li pescetti! Che ci sto a fare qui su questo blog? Il ministro dell’economia potrebbe avere bisogno di me! :-)

Preciso che sono considerazioni del tutto personali e che mi sono servite per sfogare la rabbia che c’è in me e che è alimentata dal mondo in cui viviamo, pieno di gradini [leggi barriere] sociali che si sono formate nel tempo, come le pieghe della crosta terrestre, come le catene montuose... e chi le toglierà più?! Non mi fascio la testa e continuo a inseguire il mio obiettivo, magari cedendo anch’io alla banalità dell’acquisto della villa con piscina in caso di successo... ma mi conosco da 49 anni ormai e non credo proprio che il successo potrà farmi cadere nella trappola della mediocrità: è la mia educazione che non me lo permette! Grazia mamma, grazie papà!!!

strillo

lunedì 22 agosto 2011

Quando i nativi insegnano.

Mi sono preso una mattinata tutta per me e, finalmente, ho goduto della visione del film dell’anno Avatar.

Ho letto diversi commenti a proposito, sia positivi che negativi, e ho cercato di far tabula rasa nel cervello per poter esprimere un giudizio il più personale possibile.

A me è sostanzialmente piaciuto in ogni parte; fanno eccezione due punti che ho trovato ridicoli nella loro lunghezza, proprio in termini di tempo, minuti, secondi.
All’inizio, quando il protagonista si trova di fronte a quella sorte di tigre dai denti a sciabola (mi è sembrato eccessivo, per altro, riuscire a far fuggire l’essere – di cui non conosce ancora le vere potenzialità fisiche – in una foresta totalmente sconosciuta... bastava mettere il dirupo con tanto di favolose cascate fin da subito!); e verso la fine, quando devono sganciare l’ordigno... ma quanto caspita dista l’obiettivo?! capisco che ci devi mettere un po’ di scene con effetti speciali e anche un po’ di dialoghi, ma sembra che attraversino l’intero pianeta prima di arrivarci.

Per il resto che dire?
Geniale in più di un’occasione, dall’idea base alle piccole cose; mi è sembrato di assistere a un film sugli Indiani d’America del futuro, quelli di un altro pianeta.
Su tutte, spicca quella di come i nativi riescono a interagire con gli altri esseri viventi, tramite quel contatto che mi ha ricordato le sinapsi incontrate in più di un’occasione nelle mie letture.
È proprio questo contatto che mi ha immediatamente trasportato ai nativi americani, alle loro leggende che altro non sono che fatti tramandati a voce di generazione in generazione.

Il vecchio mondo non era pronto allora e non sarà pronto un domani ad affrontare la presenza di altre forme di vita intelligenti; il film dichiara la nostra, quella umana, incapacità ad affrontare il nuovo senza ricorrere necessariamente alla forza e alla distruzione per allargare a dismisura le tasche e i conti in banca... conclusione triste, lo so, ma vera.
La conclusione del film, per la gioia di quanti sono andati al cinema o hanno affittato (o acquistato) il film, è diversa da quanto ci ha insegnato la storia fino ad ora; vediamo di farne tesoro e mettere in pratica quanto appreso... fin da subito!

In caso contrario, torneremo a recitare questo detto insistendo nella nostra ottusità.

“Quando avrete inquinato l'ultimo fiume, quando avrete abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo pesce, ucciso l'ultimo bisonte, solo allora vi accorgerete che non potete mangiare tutto il denaro accumulato nelle vostre banche.”
strillo