Racconti in erba



UN’INSOLITA CROCIERA.


- Non preoccuparti, Anna: nessuno ci dividerà!
Franklin sedeva sul letto della cabina intento ad ammirare una foto della sua amata quando sentì bussare alla porta; era quel rompiscatole di Thomas che cercava di convincerlo ad andare alla cena di gala indetta da Henry Leboef, il capitano del piroscafo Europa.
Il ragazzo si fece coraggio e accettò l’invito: che figura avrebbe fatto, altrimenti, la famiglia Roosevelt!?
La sala adibita a pranzo era la più chic della nave: la luce era garantita da sei lampadari che ricordavano una torta nuziale a strati e poi messa a testa in giù; gli ospiti sedevano ai tavoli rotondi, ognuno sistemato sotto una delle fonti di luce; al centro, il tavolo con i commensali di Franklin: Thomas Goldman con i suoi genitori Jean e Mark; il comandante; un distinto signore con baffi e dall’aria tipicamente inglese; una ragazza, altrettanto distinta, con lunghi capelli ricci corvini e occhi blu cobalto.
La sedia di Franklin era tra il comandante e la bella fanciulla: almeno per la cena si era risparmiato le inutili ciance di Thomas.
La serata scivolò tra argomenti banali, ma Franklin aveva in testa un unico pensiero: Anna!
- Deve essere molto bella!
Il ragazzo ebbe un sussulto; la dolce Elisabeth, questo il nome della fanciulla al suo fianco, fu la causa del brusco risveglio dai ricordi dei giorni spensierati passati con Anna.
- Come dite?
- Sicuramente c’è una ragazza dietro il vostro silenzio contemplativo.
Il sorriso di Elisabeth fece breccia nella corazza di Franklin, che contraccambiò il momento di apertura con il suo sorriso ammaliante; in breve, i due divennero la fotografia di un’allegra compagnia di vecchi amici d’infanzia, complice qualche bicchiere di vino sapientemente versato dal dottor Watson, il signore baffuto nonché zio della ragazza.
In quel momento Franklin si rese conto di aver dimenticato, anche se per un attimo, Anna; e si accorse di voler baciare Elisabeth; la loro cena finì prima del dessert e, chiesto il permesso agli ospiti, uscirono dalla sala per approfondire la loro conoscenza lontani dal gran vociare.
Il ponte era deserto e la serata particolarmente fresca.
- È bellissima la luna, non trovi? – disse la ragazza.
- Già, sembra specchiarsi sull’Atlantico per celebrare il blu dell’oceano… e per esaltare le due gemme che gli hai chiesto in dono per poter vedere.
Nelle vesti inusuali del poeta, Franklin raggiunse il traguardo: i due giovani si scambiarono un bacio con l’ardore di un sentimento che va oltre l’innamoramento.
- Disturbo? – interruppe con voce severa lo zio di Elisabeth.
La ragazza sciolse l’incantesimo del momento e si allontanò di corsa verso la propria cabina.
- Il rossore è sintomo di vergogna e non sta bene sulle guance di un ragazzo del casato Roosevelt! – sentenziò Watson.
Il chiaro di luna passò dalla magia dell’amore alla realtà del rimbrotto, ma permise a Franklin di notare ciò che agli altri commensali era fuggito: non solo il nome e il titolo, ma anche la fisionomia dell’uomo che gli stava di fronte riconducevano a quel dottor Watson, il compagno di avventure di Scherlock Holmes, l’investigatore più famoso del mondo! Ma com’era possibile? Eppure ne era certo: c’era somiglianza con tutte le litografie che gli era capitato di consultare in biblioteca, per non parlare del portamento. Era sicuro: stava parlando con il personaggio creato da sir Arthur Conan Doyle!
- Non cambiare discorso giovanotto: sono un qualunque cittadino britannico, non chi tu credi! Ho semplicemente l’onore di conoscere tuo zio, ma ciò non mi dispensa dal chiederti se l’amore che provi per mia nipote Elisabeth è vero; in caso contrario sarò costretto a tenervi lontani fino all’arrivo. Buona notte!
- Buona notte a lei, signor Watson. – il saluto gli era uscito con la voce tremante del bimbo appena castigato.
I due si allontanarono in direzione opposta, l’uno per andare in cabina a dormire, l’altro per rimanere ancora sul ponte ad aspettare il giorno e ben soppesare la domanda appena rivoltagli.

L’aria frizzante del mattino tagliava come una lama le guance di Franklin, questa volta rosse per la lunga esposizione al vento; Elisabeth, seduta su una sedia a dondolo, non si era accorta dell’arrivo del ragazzo.
- Buon giorno occhi blu!
- Cosa ci fai qui? Se ti trova Watson... volevo dire mio zio.
- Tranquilla Elisabeth, ho sistemato tutto.
- Davvero?
- In verità ho passato la notte a mettere ordine nella mia testa… e qui, nel mio cuore; il nostro bacio di ieri sera mi ha fatto capire che amo Anna Eleanor e solo lei: addio Elisabeth.
Così dicendo, il ragazzo si allontanò frettolosamente, e senza attendere risposta, verso la propria cabina per riposare un po’ prima di sbarcare al porto di arrivo.

Franklin si gettò dalla passerella per raggiungere la madre e lo zio Theodor che aspettavano sul molo; si girò per vedere un’ultima volta Elisabeth e si accorse che il dottore lo stava seguendo.
Con sorpresa dei presenti, il signor Watson andò dritto dal Presidente con cui scambiò una vigorosa stretta di mano e qualche parola; la frase di Theo non scappò a Franklin.
- Grazie dottor Watson: ora sono sicuro del sentimento che Franklin prova nei confronti di mia nipote Anna Eleanor! Da oggi, si ritenga ingaggiato dai servizi segreti degli Stati Uniti!


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2 commenti:

  1. WOW!! Che colpo di scena... e che vivacità nel raccontare! Una bella prova, complimenti! L'ho letto tutto d'un fiato con gran piacere!

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    1. grazie Vele
      i tuoi commenti sono sempre un buon motivo per proseguire in queste avveture!

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